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La carbon footprint del sistema sanità. Quanto inquinamento produciamo e cosa possiamo fare per ridurlo senza penalizzare la qualità della cura.

Autore/Autori:

MiniMaster – Congresso 2025

Antonio Bonaldi esamina l’impatto ambientale del settore sanitario, quantificando la sua impronta di carbonio. L’analisi mette in luce quanto l’attività clinica e ospedaliera contribuisca all’inquinamento globale e propone soluzioni concrete per ridurre le emissioni. L’obiettivo è promuovere una sanità sostenibile che integri la tutela dell’ambiente con il mantenimento di elevati standard di cura, dimostrando che l’efficienza ecologica e quella clinica possono coesistere.

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Abstract

Introduzione

L’intervento del dottor Antonio Bonaldi affronta l’emergenza climatica come la più grave minaccia per la salute del XXI secolo, con particolare attenzione al contributo e alla responsabilità del settore sanitario. Il video MM25002 illustra come il riscaldamento globale, dovuto all’accumulo di gas serra, stia deteriorando gli ecosistemi naturali con conseguenze dirette e indirette sulla salute umana, evidenziando un circolo vizioso tra aumento della domanda di cure e incremento delle emissioni sanitarie.

Meccanismi fisiopatologici

Il cambiamento climatico altera gli ecosistemi e intensifica eventi meteorologici estremi (alluvioni, siccità, ondate di calore), innalzamento del livello del mare e desertificazione. Questi fenomeni aggravano le malattie cardiovascolari, respiratorie, infettive e mentali, oltre a causare malnutrizione, colpi di calore e lesioni traumatiche. Dal punto di vista cardiologico, le ondate di calore aumentano lo stress termico e il carico di lavoro cardiaco, favorendo scompenso, aritmie e infarti in soggetti vulnerabili.

Diagnostica

La diagnosi delle patologie cardiovascolari indotte o aggravate dal clima si basa sugli strumenti tradizionali (ECG, ecocardiografia, biomarcatori) integrati con la valutazione del rischio ambientale. È necessario identificare precocemente i pazienti esposti a condizioni climatiche estreme per attivare misure preventive e ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso, contribuendo così anche alla riduzione delle emissioni.

Trattamento

Le strategie terapeutiche devono coniugare efficacia clinica e sostenibilità ambientale. Il video propone interventi come: preferire la somministrazione orale dei farmaci rispetto a quella endovenosa per ridurre l’impronta carbonica; sostituire gas anestetici ad alto impatto (desflurano) con alternative meno inquinanti (sevoflurano); promuovere un’alimentazione a base vegetale; evitare prestazioni inutili o dannose (appropriatezza). Per la cardiologia, ciò significa privilegiare terapie consolidate, ridurre gli esami ripetuti senza indicazione e utilizzare la telemedicina per il follow-up.

Conclusioni

Il settore sanitario, responsabile del 5% delle emissioni globali, può e deve diventare un modello di decarbonizzazione senza compromettere la qualità delle cure. L’appropriatezza prescrittiva, la prevenzione primaria e la scelta consapevole di materiali e processi a basso impatto ambientale rappresentano la strada maestra. Per la cardiologia, l’adozione di pratiche “green” non solo riduce le emissioni, ma migliora l’outcome dei pazienti, rompendo il circolo vizioso clima-malattia.

Introduction

The presentation by Dr. Antonio Bonaldi addresses the climate emergency as the greatest health threat of the 21st century, with a focus on the role and responsibility of the healthcare sector. Video MM25002 illustrates how global warming, driven by greenhouse gas accumulation, is degrading natural ecosystems with direct and indirect consequences on human health, highlighting a vicious cycle between increased demand for care and rising healthcare emissions.

Pathophysiology

Climate change alters ecosystems and intensifies extreme weather events (floods, droughts, heatwaves), sea-level rise, and desertification. These phenomena worsen cardiovascular, respiratory, infectious, and mental diseases, as well as causing malnutrition, heatstroke, and traumatic injuries. From a cardiological perspective, heatwaves increase thermal stress and cardiac workload, predisposing vulnerable subjects to heart failure, arrhythmias, and myocardial infarction.

Diagnosis

Diagnosis of climate-related cardiovascular conditions relies on standard tools (ECG, echocardiography, biomarkers) integrated with environmental risk assessment. Early identification of patients exposed to extreme climatic conditions is necessary to activate preventive measures and reduce inappropriate emergency visits, thus also contributing to emission reduction.

Treatment

Therapeutic strategies must combine clinical effectiveness and environmental sustainability. The video proposes: preferring oral over intravenous drug administration to lower the carbon footprint; replacing high-impact anesthetic gases (desflurane) with less polluting alternatives (sevoflurane); promoting plant-based diets; avoiding unnecessary or harmful procedures (appropriateness). In cardiology, this means favoring established therapies, reducing redundant tests, and using telemedicine for follow-up.

Conclusions

The healthcare sector, responsible for 5% of global emissions, can and must become a model for decarbonization without compromising care quality. Prescriptive appropriateness, primary prevention, and conscious choice of low-impact materials and processes represent the main path. For cardiology, adopting “green” practices not only reduces emissions but also improves patient outcomes, breaking the climate-disease vicious cycle.

Trascrizione

Presentazione e contesto dell’emergenza climatica (00:00:00)

Io sono Antonio Bonaldi, medico specialista in igiene e medicina preventiva. Nel corso della mia attività professionale mi sono sempre occupato di sanità pubblica e per molti anni sono stato direttore sanitario di aziende ospedaliere. Sono socio fondatore di Slow Medicine, di cui per dieci anni sono stato presidente. Con questa presentazione vi parlerò di emergenza climatica, delle principali fonti di emissioni di gas serra attribuite ai servizi sanitari, e di come si può ridurre l’impronta carbonica delle cure senza comprometterne la qualità. Dato che il tempo a disposizione è poco, mi limiterò a esporre qualche concetto e a fare alcuni esempi, inviando eventuali approfondimenti a ulteriori specifici documenti.

Miglioramenti sanitari e degrado ambientale paralleli (00:00:31)

Grazie allo straordinario sviluppo della scienza e della tecnologia, l’aspettativa di vita, la mortalità infantile, l’alimentazione, la povertà, la sicurezza, i diritti e molti altri indicatori di salute e di benessere sono in netto miglioramento. Nello stesso tempo, tuttavia, l’accumulo di gas serra, le deforestazioni, l’acidificazione degli oceani, la perdita di biodiversità, l’inaridimento dei terreni, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, il sovrasfruttamento delle risorse naturali stanno producendo effetti nefasti sul pianeta.

Salute umana e stabilità planetaria divergenti (00:01:29)

La salute dell’uomo e la stabilità del nostro pianeta stanno marciando in direzioni opposte, ma ciò non può durare a lungo senza generare gravi conseguenze per il benessere dell’umanità. Uomo e natura non sono due entità distinte, essi costituiscono un unico sistema complesso che si auto-organizza, si rinnova e coevolve attraverso un continuo scambio di energie e di informazioni tra i diversi elementi di cui si compone.

Ecosistemi naturali come fonte di vita (00:01:57)

Gli ecosistemi naturali in cui tutti noi siamo immersi sono la fonte della vita e dalla loro integrità dipende la nostra salute. Essi vanno quindi protetti dai danni generati dalle attività umane, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti climatici, che sono considerati la più grave minaccia per la salute del XXI secolo.

Record di calore e previsioni future (00:02:30)

A causa dei gas serra prodotti dalle attività umane, il 2024 è stato l’anno più caldo finora registrato, superando di oltre 1,5 gradi la temperatura media del periodo preindustriale. Di questo passo, entro la fine del secolo, la temperatura salirà di circa 4-5 gradi rispetto ai livelli preindustriali e tutto questo potrebbe deteriorare in modo irreversibile alcuni degli ecosistemi più sensibili.

Conseguenze per ecosistemi e popolazioni (00:03:02)

Come per esempio le barriere coralline, le foreste pluviali tropicali, le calotte polari, con conseguenze devastanti per l’ambiente, la fauna e la vita di milioni di persone. Intendiamoci bene, qualche grado di più non significa la fine del mondo. Su un pianeta un po’ più caldo la vita continua lo stesso. Il problema quindi non è la vita, ma è l’uomo, perché l’aumento della temperatura, alterando gli ecosistemi naturali, comporta pesanti ripercussioni sull’ambiente fisico e sociale.

Eventi estremi e migrazioni forzate (00:03:35)

Gli eventi meteorologici estremi – alluvioni, siccità, ondate di calore – sono destinati a intensificarsi e, a causa dell’innalzamento dei livelli del mare, dell’inaridimento di ampie porzioni di territorio, milioni di persone saranno costrette in un prossimo futuro a migrare per assicurarsi l’accesso all’acqua, al cibo, al suolo, alle fonti energetiche.

Missione: garantire stabilità ambientale per l’uomo (00:04:07)

La nostra missione quindi non è quella di salvare il pianeta – senza l’uomo molte specie viventi se ne avvantaggerebbero addirittura – ma la nostra missione è di garantire stabilità alle condizioni ambientali che da migliaia, decine di migliaia di anni hanno accompagnato l’evoluzione dell’uomo e che ne garantiscono il benessere e lo sviluppo.

Conferenze ONU sul clima (COP) e risultati deludenti (00:04:47)

Per affrontare il problema, ogni anno l’ONU organizza una conferenza sul clima, si chiama COP – Conferenza delle Parti – a cui partecipano i paesi che hanno sottoscritto l’impegno a ridurre le emissioni di gas serra di tutto il mondo. La conferenza si propone di valutare il grado di attuazione degli accordi e di negoziare nuovi obiettivi strategici anno per anno. Nel 2024 l’incontro COP29 si è tenuto a Baku, in Azerbaijan. Nonostante i buoni propositi, i risultati raggiunti dai negoziati non sono però incoraggianti.

Emissioni in crescita e dati preoccupanti (00:05:16)

Le emissioni di CO2 sono oggi le più alte mai registrate, la temperatura terrestre cresce in modo sempre più veloce, negli ultimi vent’anni le foreste sono diminuite del 5% e dal 2016 le emissioni generate dai servizi sanitari sono aumentate di oltre un terzo. Chi volesse saperne di più di questi dati, può consultare il rapporto tecnico Lancet Countdown on Health and Climate Change, pubblicato ogni anno poco prima della conferenza dell’ONU e scaricabile gratuitamente dal sito del Lancet.

Obiettivi di Parigi e urgenza di azione (00:06:18)

Secondo quanto previsto dagli accordi di Parigi, per contenere il riscaldamento terrestre al di sotto dei 2 gradi centigradi, le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo devono essere ridotte di almeno il 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Attualmente siamo ben lontani da questi obiettivi, ma se interveniamo subito in modo sinergico possiamo ancora sperare di evitare le conseguenze più disastrose.

Sfide settoriali per la decarbonizzazione (00:06:50)

Per ogni specifico settore di attività vi sono molte soluzioni fattibili ed efficaci, ma ognuno deve porsi degli obiettivi e cercare di realizzarli. Per esempio, entro il 2030 il 45% dei consumi energetici dovrà provenire da fonti rinnovabili. L’agricoltura dovrà ridurre di almeno il 20% l’uso dei fertilizzanti. I nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero. Dal 2035 le auto a combustione interna non potranno più essere immatricolate.

Il settore sanitario: vittima e artefice (00:07:27)

Perché il settore sanitario è ancora così poco coinvolto su questo fronte? Cosa si potrebbe fare concretamente? Quale roadmap si potrebbe immaginare per il servizio sanitario? Il settore sanitario è nello stesso tempo vittima e artefice del problema. È vittima perché le emissioni di gas serra generate dalle attività umane, attraverso il riscaldamento terrestre, sono responsabili del deterioramento degli ecosistemi, con tutto il corteo di problemi associati: eventi meteorologici estremi, epidemie, migrazioni, carestie, guerre.

Impatto sulla salute e domanda di servizi (00:08:00)

Tutti questi problemi influiscono sulla salute e comportano un incremento della domanda di servizi sanitari, quindi un aumento delle malattie infettive, delle malattie cardiovascolari, delle malattie respiratorie e mentali, dei tumori, malnutrizione, colpi di calore, lesioni traumatiche dovute agli eventi estremi. Un incremento della domanda di servizi sanitari che a sua volta aumenta l’emissione di gas serra, contribuendo a peggiorare il problema.

Circolo vizioso riscaldamento-cura (00:09:03)

Si diventa quindi una sorta di circolo vizioso in cui più aumenta il riscaldamento terrestre, più aumenta il bisogno di servizi sanitari, e i servizi sanitari producono a loro volta CO2 che produce il riscaldamento terrestre, in un loop senza fine. Il settore sanitario produce circa il 5% del totale delle emissioni di gas serra, un valore non piccolo se si pensa che sono per esempio più del doppio delle emissioni generate dall’intero trasporto aereo civile.

Ruolo di leadership dei medici (00:09:38)

Tenuto conto delle ricadute sulla salute che abbiamo visto e del principio deontologico di non nuocere, i medici dovrebbero svolgere un ruolo di leadership nell’opera di decarbonizzazione dei servizi sanitari, dovrebbero essere in prima linea. A questo fine, gli ospedali e le aziende sanitarie dovrebbero definire una propria roadmap e, come per ogni altra attività umana, indicare le azioni che intendono adottare per raggiungere la neutralità entro il 2050.

Ridurre le emissioni senza compromettere la qualità (00:10:07)

La buona notizia è che gli interventi che riducono l’impronta carbonica dei servizi sanitari contribuiscono anche a migliorare la qualità e la sicurezza delle cure. Come si può vedere nella figura accanto, l’aspettativa di vita in buona salute non è correlata all’emissione di gas serra generata dai servizi sanitari. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno il più alto livello di emissioni ma un’aspettativa di vita simile a quella del Messico, mentre la Francia, pur avendo un valore di emissioni basso, ha una delle più alte aspettative di vita. L’Italia si trova in una posizione simile a quella della Francia.

Tre strategie per ridurre l’impronta ecologica (00:11:04)

L’impronta ecologica delle attività sanitarie è considerata una delle dimensioni attraverso le quali si esprime e si valuta la qualità delle cure, cioè si può intervenire senza compromettere la qualità. Ci sono tre modi diversi per ridurre l’impronta carbonica dei servizi sanitari, tutti e tre molto importanti: contenere la domanda di prestazioni sanitarie mediante interventi di prevenzione primaria (alimentazione, esercizio fisico, stili di vita, vaccinazione eccetera); evitare la prescrizione di prestazioni sanitarie inutili o non appropriate; ridurre l’emissione di gas serra associate all’erogazione delle cure. Il tema della prevenzione verrà affrontato da altre relazioni, mi concentrerò quindi sugli altri due punti.

Fonti di emissioni: edifici e trasporti (00:11:52)

La prima cosa da fare per ridurre l’impronta carbonica dei servizi sanitari è individuare quali sono le principali fonti di emissioni su cui si può intervenire. Il grafico riporta i dati del servizio sanitario inglese, che non dovrebbero essere molto diversi da quelli italiani. Come si può vedere, la gestione degli edifici – riscaldamento, raffrescamento, illuminazione – su cui spesso si concentra l’attenzione degli amministratori, riguarda solo il 10% delle emissioni. Occuparsi dell’impatto ambientale della gestione degli edifici è importante, ma c’è un altro 90% di cui occuparsi, dove i professionisti della salute hanno un ruolo fondamentale.

Esempi di riduzione: trasporti, rifiuti, alimentazione (00:12:39)

Si possono ridurre le emissioni attribuite ai trasporti (circa il 14%) limitando i trasferimenti dei pazienti attraverso iniziative di telemedicina o l’adozione di sistemi di comunicazione digitale. Si possono ridurre i volumi dei rifiuti (5% delle emissioni) limitando l’impiego dei dispositivi monouso, quando non necessari, e favorendo la raccolta differenziata. A questo proposito, ricordo che il 70-80% dei rifiuti ospedalieri è assimilabile ai rifiuti urbani e può essere riciclato, purché raccolto in modo corretto. Si può promuovere un’alimentazione sana e sostenibile, cioè tendenzialmente vegetariana (5% delle emissioni totali).

Impatto dell’alimentazione e gas anestetici (00:13:29)

Per produrre un chilogrammo di carne mettiamo nell’ambiente l’equivalente di CO2 di un’automobile che percorre 700 km, mentre per produrre un chilogrammo di mais quell’auto si fermerebbe dopo aver percorso solo 10 km. Questo è un buon motivo per passare da un’alimentazione basata su fonti proteiche animali a quelle da fonti proteiche vegetali. Si può sostituire, per esempio, il desflurano con il sevoflurano, un gas anestetico di pari efficacia e molto meno inquinante. I gas anestetici sono potenti gas serra: da soli sono responsabili del 5% delle emissioni, come tutti i rifiuti ospedalieri messi insieme. Il desflurano, che non sarà più possibile utilizzare dal 2026, è 2500 volte più potente della CO2 come gas serra. Intervenire sui gas anestetici è un modo per limitare l’impatto dei servizi sanitari sul riscaldamento terrestre.

Farmaci e via di somministrazione (00:14:27)

Per quanto riguarda i farmaci, quando possibile, è preferibile somministrarli per via orale piuttosto che endovenosa. La via orale si è dimostrata più sicura per il paziente e meno impattante per l’ambiente.

Manuale per ridurre l’impronta climatica (00:15:00)

Le cose da fare sono tantissime. Chi fosse interessato ad approfondire può consultare il manuale per ridurre l’impronta climatica dei servizi sanitari, messo a punto da un gruppo di lavoro coordinato dall’Ordine dei Medici di Bergamo e scaricabile dal sito dell’Ordine. Il manuale ha individuato 12 specifiche aree di lavoro: leadership, approfondimento energetico e gestione degli edifici, trasporti e mobilità, digitalizzazione e telemedicina, rifiuti, alimentazione, gas anestetici, farmaci, prodotti chimici, appropriatezza delle cure, acquisti, formazione e comunicazione. Per ogni area sono riportate numerose iniziative avviabili dalla direzione aziendale o dai singoli professionisti.

Appropriatezza come leva chiave (00:16:01)

Una delle aree più promettenti per il contenimento dell’impronta carbonica dei servizi sanitari è quella dell’appropriatezza. Di fatto, l’intervento sanitario più ecologico è quello che non viene eseguito perché è inutile. A questo proposito Paul Glasziou, un professore di medicina australiano di fama mondiale noto per le sue ricerche nel campo dell’EBM, ci ricorda che riguardo ai servizi sanitari dobbiamo conoscere tre numeri: 60, 30 e 10. Il 60 è la percentuale di prestazioni sanitarie che costituiscono la pratica clinica corrente basata su linee guida di riconosciuta efficacia; il 30 è la percentuale di cure che costituiscono la pratica clinica corrente ma che sono inutili o di scarso valore clinico; il 10 è la percentuale di cure che sono addirittura dannose.

Conclusioni (00:16:58)

Per questo motivo OMS e OCSE considerano la riduzione dell’eccesso di prestazioni sanitarie una tra le più importanti misure di miglioramento della qualità delle cure, oltre che di riduzione dell’impronta carbonica. L’appropriatezza agisce contemporaneamente sull’efficacia, sulla sicurezza, sull’accessibilità, sull’efficienza, sui costi e, non ultimo, sull’impatto ambientale. A questo riguardo sono state avviate da parte di prestigiose riviste mediche e istituzioni internazionali diverse importanti iniziative, tra le quali ricordiamo Choosing Wisely, un’iniziativa avviata negli Stati Uniti.

Introduction and context of the climate emergency (00:00:00)

I am Antonio Bonaldi, a medical specialist in hygiene and preventive medicine. During my professional career I have always dealt with public health and for many years I was medical director of hospital companies. I am a founding member of Slow Medicine, of which I was president for ten years. In this presentation I will talk about the climate emergency, the main sources of greenhouse gas emissions attributed to healthcare services, and how to reduce the carbon footprint of care without compromising its quality. Since time is limited, I will outline some concepts and provide a few examples, referring to specific documents for further details.

Parallel improvements in health and environmental degradation (00:00:31)

Thanks to the extraordinary development of science and technology, life expectancy, infant mortality, nutrition, poverty, safety, rights and many other health and well-being indicators are improving significantly. At the same time, however, the accumulation of greenhouse gases, deforestation, ocean acidification, biodiversity loss, land degradation, air, water and soil pollution, and overexploitation of natural resources are producing harmful effects on the planet.

Diverging human health and planetary stability (00:01:29)

Human health and the stability of our planet are moving in opposite directions, but this cannot last long without generating serious consequences for humanity’s well-being. Man and nature are not two distinct entities; they constitute a single complex system that self-organizes, renews itself and co-evolves through a continuous exchange of energy and information among its different components.

Natural ecosystems as the source of life (00:01:57)

The natural ecosystems in which we all live are the source of life, and our health depends on their integrity. They must therefore be protected from the damage generated by human activities, particularly concerning climate change, which is considered the most serious health threat of the 21st century.

Temperature records and future projections (00:02:30)

Due to greenhouse gases produced by human activities, 2024 was the hottest year on record, exceeding the average pre-industrial temperature by more than 1.5 degrees. At this rate, by the end of the century temperatures will rise by about 4-5 degrees above pre-industrial levels, and this could irreversibly deteriorate some of the most sensitive ecosystems.

Consequences for ecosystems and populations (00:03:02)

Such as coral reefs, tropical rainforests, polar ice caps, with devastating consequences for the environment, wildlife and the lives of millions of people. Let us be clear: a few degrees more does not mean the end of the world. On a slightly warmer planet, life continues anyway. The problem therefore is not life, but humans, because rising temperatures, by altering natural ecosystems, have serious repercussions on the physical and social environment.

Extreme events and forced migrations (00:03:35)

Extreme weather events – floods, droughts, heatwaves – are set to intensify, and due to rising sea levels and the degradation of large areas of land, millions of people will be forced to migrate in the near future to secure access to water, food, land and energy sources.

Mission: ensure environmental stability for humans (00:04:07)

Our mission is therefore not to save the planet – without humans many species would actually benefit – but our mission is to ensure stability for the environmental conditions that for thousands, tens of thousands of years have accompanied human evolution and guarantee our well-being and development.

UN climate conferences (COP) and disappointing results (00:04:47)

To address the problem, the UN organizes a climate conference every year, called COP – Conference of the Parties – attended by countries that have committed to reducing greenhouse gas emissions worldwide. The conference aims to assess the implementation of agreements and negotiate new strategic objectives year by year. In 2024, COP29 was held in Baku, Azerbaijan. Despite good intentions, the results achieved by the negotiations are not encouraging.

Rising emissions and worrying data (00:05:16)

CO2 emissions are now the highest ever recorded, the Earth’s temperature is rising ever faster, forests have decreased by 5% in the last twenty years, and since 2016 emissions generated by healthcare services have increased by more than a third. Those who want to know more about these data can consult the technical report Lancet Countdown on Health and Climate Change, published every year shortly before the UN conference and freely downloadable from The Lancet website.

Paris Agreement targets and urgency of action (00:06:18)

According to the Paris Agreement, to keep global warming below 2 degrees Celsius, man-made greenhouse gas emissions must be reduced by at least 55% by 2030 and reach climate neutrality by 2050. We are currently far from these targets, but if we act immediately and synergistically we can still hope to avoid the most disastrous consequences.

Sectoral challenges for decarbonization (00:06:50)

For each specific sector there are many feasible and effective solutions, but everyone must set goals and try to achieve them. For example, by 2030, 45% of energy consumption must come from renewable sources. Agriculture must reduce fertilizer use by at least 20%. New buildings must be zero-emission. From 2035, internal combustion engine cars can no longer be registered.

Healthcare: victim and contributor (00:07:27)

Why is the healthcare sector still so little involved on this front? What could be done concretely? What roadmap could be imagined for the health service? The healthcare sector is both a victim and a contributor to the problem. It is a victim because greenhouse gas emissions from human activities, through global warming, are responsible for the deterioration of ecosystems, with all the associated problems: extreme weather events, epidemics, migrations, famines, wars.

Health impact and increased demand for services (00:08:00)

All these problems affect health and lead to an increased demand for healthcare services, therefore an increase in infectious diseases, cardiovascular diseases, respiratory and mental diseases, cancers, malnutrition, heat strokes, traumatic injuries due to extreme events. An increase in demand for healthcare services which in turn increases greenhouse gas emissions, further worsening the problem.

Vicious cycle of warming and care (00:09:03)

It becomes a sort of vicious cycle: the more global warming increases, the more the need for healthcare services increases, and healthcare services in turn produce CO2 which causes global warming, in an endless loop. The healthcare sector produces about 5% of total greenhouse gas emissions, a not negligible value considering that it is, for example, more than double the emissions generated by all civil aviation.

Leadership role of physicians (00:09:38)

Considering the health impacts we have seen and the deontological principle of do no harm, physicians should play a leadership role in the decarbonization of healthcare services; they should be on the front line. To this end, hospitals and health authorities should define their own roadmap and, like any other human activity, indicate the actions they intend to take to achieve neutrality by 2050.

Reducing emissions without compromising quality (00:10:07)

The good news is that interventions that reduce the carbon footprint of healthcare services also help improve the quality and safety of care. As shown in the adjacent figure, healthy life expectancy is not correlated with greenhouse gas emissions generated by healthcare services. The United States, for example, has the highest level of emissions but a life expectancy similar to that of Mexico, while France, despite having low emission values, has one of the highest life expectancies. Italy is in a similar position to France.

Three strategies to reduce ecological footprint (00:11:04)

The ecological footprint of healthcare activities is considered one of the dimensions through which the quality of care is expressed and evaluated, meaning we can intervene without compromising quality. There are three different ways to reduce the carbon footprint of healthcare services, all very important: contain the demand for healthcare services through primary prevention interventions (nutrition, physical exercise, lifestyles, vaccinations, etc.); avoid prescribing unnecessary or inappropriate healthcare services; reduce greenhouse gas emissions associated with the delivery of care. The topic of prevention will be addressed by other speakers, so I will focus on the other two points.

Emission sources: buildings and transport (00:11:52)

The first thing to do to reduce the carbon footprint of healthcare services is to identify the main sources of emissions that can be addressed. The graph shows data from the English National Health Service, which should not be very different from the Italian one. As can be seen, building management – heating, cooling, lighting – on which administrators often focus, accounts for only 10% of emissions. Addressing the environmental impact of building management is important, but there is another 90% to deal with, where health professionals have a fundamental role.

Examples of reduction: transport, waste, food (00:12:39)

Emissions from transport (about 14%) can be reduced by limiting patient transfers through telemedicine initiatives or adopting digital communication systems. Waste volumes (5% of emissions) can be reduced by limiting the use of disposable devices when not necessary and promoting separate waste collection. In this regard, I recall that 70-80% of hospital waste is similar to urban waste and can be recycled, provided it is collected correctly. Healthy and sustainable food can be promoted, meaning predominantly vegetarian (5% of total emissions).

Impact of diet and anesthetic gases (00:13:29)

Producing one kilogram of meat releases into the environment the equivalent of CO2 from a car traveling 700 km, while producing one kilogram of corn would stop that car after only 10 km. This is a good reason to shift from animal-based protein sources to plant-based ones. For example, desflurane can be replaced with sevoflurane, an anesthetic gas with equal efficacy and much less polluting. Anesthetic gases are potent greenhouse gases: they alone account for 5% of emissions, as much as all hospital waste combined. Desflurane, which will no longer be usable from 2026, is 2500 times more potent as a greenhouse gas than CO2. Intervening on anesthetic gases is a way to limit the impact of healthcare services on global warming.

Drugs and route of administration (00:14:27)

Regarding medications, when possible, it is preferable to administer them orally rather than intravenously. The oral route has proven safer for the patient and less impactful on the environment.

Manual for reducing climate footprint (00:15:00)

There are many things to do. Those interested in further details can consult the manual for reducing the climate footprint of healthcare services, developed by a working group coordinated by the Order of Physicians of Bergamo and downloadable from the Order’s website. The manual identified 12 specific work areas: leadership, energy efficiency and building management, transport and mobility, digitalization and telemedicine, waste, food, anesthetic gases, medications, chemicals, appropriateness of care, procurement, training and communication. For each area, numerous initiatives are listed that can be initiated by management or individual professionals.

Appropriateness as a key lever (00:16:01)

One of the most promising areas for containing the carbon footprint of healthcare services is appropriateness. In fact, the most ecological healthcare intervention is the one that is not performed because it is unnecessary. In this regard, Paul Glasziou, a world-renowned Australian professor of medicine known for his research in EBM, reminds us that regarding healthcare services we need to know three numbers: 60, 30 and 10. 60 is the percentage of healthcare services that constitute current clinical practice based on recognized effective guidelines; 30 is the percentage of care that is current clinical practice but is useless or of little clinical value; 10 is the percentage of care that is actually harmful.

Conclusions (00:16:58)

For this reason, WHO and OECD consider reducing the overuse of healthcare services as one of the most important measures for improving quality of care, as well as reducing the carbon footprint. Appropriateness simultaneously affects effectiveness, safety, accessibility, efficiency, costs and, last but not least, environmental impact. Several important initiatives have been launched by prestigious medical journals and international institutions in this regard, including Choosing Wisely, an initiative started in the United States.