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Quando il benessere dell’individuo va a braccetto con la difesa dell’ambiente.Alimentazione e attività fisica come capisaldi della prevenzione per tutte le malattie

Autore/Autori:

MiniMaster – Congresso 2025

Marika Werren illustra la stretta interconnessione tra la salute dell’individuo e la salvaguardia dell’ecosistema. L’intervento sottolinea come l’adozione di stili di vita salutari, basati su un’alimentazione equilibrata e sulla pratica regolare di attività fisica, rappresenti non solo la forma più efficace di prevenzione per le malattie croniche, ma anche un atto di rispetto verso l’ambiente. Il benessere personale diventa così uno strumento per promuovere la sostenibilità globale.

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Abstract

Introduzione

Il video “MM25003” affronta il ruolo centrale di alimentazione e attività fisica come pilastri della prevenzione cardiovascolare e delle malattie non trasmissibili. L’esposizione si inserisce nel dibattito scientifico contemporaneo, sottolineando come il 74% dei decessi globali sia attribuibile a malattie non trasmissibili e come interventi preventivi mirati potrebbero evitare milioni di morti premature entro il 2030.

Meccanismi fisiopatologici

La presentazione descrive i molteplici meccanismi attraverso cui l’alimentazione scorretta e la sedentarietà influenzano il rischio cardiometabolico. Vengono menzionati l’impatto su obesità, colesterolo LDL, pressione arteriosa, omeostasi glucosio-insulinica, funzione lipoproteica, stress ossidativo, infiammazione, salute endoteliale e adiposità viscerale. Si evidenzia inoltre come la qualità degli alimenti influenzi il senso di sazietà, le risposte insuliniche, la lipogenesi e il microbioma intestinale.

Diagnostica

Il video cita i risultati del Global Burden of Disease Study, che analizza 15 fattori di rischio alimentare in 195 Paesi. I tre principali fattori responsabili di oltre il 50% dei decessi correlati alla dieta sono l’elevato apporto di sodio, il basso consumo di cereali integrali e il basso consumo di frutta. Viene inoltre presentato uno studio italiano che, attraverso la misurazione del sodio urinario nelle 24 ore, ha dimostrato come solo il 5% degli uomini e poche donne rispettino la dose giornaliera raccomandata di sale.

Trattamento

L’esposizione sottolinea l’importanza di modelli dietetici basati sugli alimenti piuttosto che su singoli nutrienti isolati. Viene evidenziato il confronto tra lo studio PREDIMED (basato su alimenti come noci e olio d’oliva, con riduzione significativa di eventi cardiovascolari e diabete) e la Women’s Health Initiative (focalizzata sulla riduzione dei grassi, senza effetti significativi). La dieta mediterranea tradizionale viene presentata come modello particolarmente benefico. Per l’attività fisica, vengono indicate le raccomandazioni OMS: almeno 150 minuti di attività moderata settimanale per gli adulti, con specifiche per bambini e anziani.

Conclusioni

Il video conclude che alimentazione sana e attività fisica regolare sono due dei quattro principali fattori di rischio modificabili per le malattie non trasmissibili. Viene citato uno studio osservazionale su oltre 120.000 persone che dimostra come l’assenza di fattori di rischio si associ a un’aspettativa di vita superiore di 14 anni per le donne e 12 per gli uomini. L’esposizione introduce inoltre il concetto di co-benefici per la salute e l’ambiente, invitando a considerare l’impatto positivo delle scelte alimentari sostenibili anche sul clima.

Introduction

The video “MM25003” addresses the central role of nutrition and physical activity as cornerstones of cardiovascular prevention and non-communicable diseases. The presentation is set within the contemporary scientific debate, highlighting that 74% of global deaths are attributable to non-communicable diseases and that targeted preventive interventions could prevent millions of premature deaths by 2030.

Pathophysiology

The presentation describes the multiple mechanisms through which poor diet and sedentary behavior influence cardiometabolic risk. These include impacts on obesity, LDL cholesterol, blood pressure, glucose-insulin homeostasis, lipoprotein function, oxidative stress, inflammation, endothelial health, and visceral adiposity. The quality of foods is also shown to affect satiety, insulin responses, lipogenesis, and the gut microbiome.

Diagnosis

The video cites results from the Global Burden of Disease Study, analyzing 15 dietary risk factors across 195 countries. The three main factors responsible for over 50% of diet-related deaths are high sodium intake, low whole grain consumption, and low fruit intake. An Italian study measuring 24-hour urinary sodium is also presented, demonstrating that only 5% of men and a minority of women meet the WHO-recommended daily salt intake.

Treatment

The presentation emphasizes the importance of food-based dietary patterns rather than isolated nutrient targets. A comparison is drawn between the PREDIMED study (based on foods such as nuts and olive oil, showing significant reductions in cardiovascular events and diabetes) and the Women’s Health Initiative (focused on fat reduction, with no significant effects). The traditional Mediterranean diet is presented as a particularly beneficial model. For physical activity, WHO recommendations are stated: at least 150 minutes of moderate activity per week for adults, with specific guidance for children and older adults.

Conclusions

The video concludes that healthy diet and regular physical activity are two of the four main modifiable risk factors for non-communicable diseases. An observational study of over 120,000 individuals is cited, showing that the absence of risk factors is associated with a life expectancy gain of 14 years for women and 12 for men. The presentation also introduces the concept of health and environmental co-benefits, inviting consideration of the positive impact of sustainable food choices on the climate.

Trascrizione

Presentazione e inquadramento del tema (00:00:00)

Mi chiamo Marika Veren, sono una cardiologa e mi occupo da quasi 20 anni di riabilitazione cardiologica e prevenzione cardiovascolare. Lavoro presso la cardiologia di mota di livezza in Veneto e sono sostenitrice da anni di slow medicine, un movimento che promuove una medicina sobria, rispettosa e giusta. Il mio compito oggi è parlarvi di alimentazione e attività fisica come capisaldi della prevenzione per tutte le malattie.

Impatto globale delle malattie non trasmissibili (00:00:29)

Secondo l’ultimo report dell’OMS del 2022, le malattie non trasmissibili causano il 74% di tutti i decessi nel mondo. Se ogni paese adottasse interventi di prevenzione efficaci, si potrebbero evitare almeno 39 milioni di malattie non trasmissibili e morti entro il 2030, e innumerevoli altre vite sarebbero più lunghe e più sane.

Le quattro malattie prevalenti e i fattori di rischio (00:01:02)

Le quattro malattie non trasmissibili prevalenti sono: al primo posto le malattie cardiovascolari, responsabili di una morte su tre all’anno, di cui si stima che l’86% possa essere evitata o ritardata attraverso la prevenzione e il trattamento dei fattori di rischio; al secondo posto i tumori (una morte su sei all’anno, prevenibile nel 44% dei casi); seguono le malattie respiratorie croniche (prevenibili nel 70% dei casi) e il diabete. I quattro principali fattori di rischio modificabili sono il fumo e la dieta non sana al primo posto, con 8 milioni di morti all’anno ciascuno, seguiti da alcol e sedentarietà.

Dieta non salutare come principale fattore di rischio (00:02:02)

Una dieta non salutare è il principale fattore di rischio per morte e disabilità nel mondo. Se tra le popolazioni svantaggiate fame e malnutrizione causano enormi sofferenze, allo stesso tempo le malattie cardiometaboliche legate alla dieta (coronaropatie, ictus, diabete e obesità) producono oneri sanitari globali ancora più grandi.

Il Global Burden of Disease Study (00:02:29)

Per valutare l’impatto di una dieta non sana sulla mortalità e disabilità, presento i risultati del Global Burden Disease (GBD) Study, lo studio epidemiologico più ampio ed esaustivo al mondo.

Analisi dei 15 fattori di rischio alimentare (00:02:47)

La valutazione sistematica dei modelli di consumo alimentare in 195 Paesi fornisce un ampio quadro degli effetti sulla salute delle cattive abitudini alimentari, analizzata attraverso 15 fattori di rischio alimentare definiti in base al livello ottimale di assunzione scientificamente provato. Dei 15 fattori, un numero limitato ha un impatto significativo su mortalità e disabilità.

I tre fattori dietetici più critici (00:03:17)

Sebbene l’impatto dei singoli fattori vari da paese a paese, l’assunzione non ottimale di tre principali fattori dietetici (elevato apporto di sodio, basso apporto di cereali integrali e basso apporto di frutta) è responsabile di oltre il 50% dei decessi e di due terzi dei casi di disabilità aggiustati per anno di vita attribuibili alla dieta.

Impatto universale dei rischi alimentari (00:03:47)

A differenza di molti altri fattori di rischio, i rischi alimentari colpiscono le persone indipendentemente da età, sesso e sviluppo socio-demografico del luogo di residenza. Il basso apporto di cereali integrali è il principale fattore di rischio alimentare di disabilità sia per gli uomini che per le donne, ed è il principale fattore di rischio alimentare per la mortalità nelle donne.

Progressi nella scienza della nutrizione (00:04:19)

La scienza della nutrizione ha fatto notevoli progressi grazie a prove più rigorose derivate da studi di coorte prospettiche e studi clinici randomizzati. È ormai evidente che le abitudini alimentari influenzano diversi fattori di rischio cardiometabolico: non solo obesità e colesterolo LDL, ma anche pressione sanguigna, omeostasi di glucosio e insulina, concentrazione e funzione delle lipoproteine, stress ossidativo, infiammazione, salute endoteliale, metabolismo degli adipociti, adiposità viscerale e molti altri.

Progressi nella scienza dell’obesità (00:04:43)

Similmente, la scienza dell’obesità ha fatto notevoli progressi. Si è capito come la qualità e i tipi di alimenti consumati influenzano l’omeostasi del peso attraverso il senso di sazietà o di fame, le risposte all’insulina, la lipogenesi, la funzione degli adipociti, la spesa metabolica e il microbioma. La prevenzione primaria dell’obesità può rivelarsi più efficace e duratura della prevenzione secondaria.

Approccio basato sugli alimenti e modelli dietetici (00:05:13)

Una lezione fondamentale riguarda l’importanza di un approccio basato sugli alimenti e su modelli dietetici, piuttosto che su singoli nutrienti isolati, per ridurre il rischio cardiometabolico, tenendo conto anche di determinanti individuali, socioculturali e ambientali che influenzano l’alimentazione.

Confronto tra studi: dieta a basso contenuto di grassi vs modello alimentare (00:05:40)

Diversi studi randomizzati in prevenzione primaria e secondaria confermano i benefici di modelli dietetici sani con significative riduzioni sia degli eventi cardiovascolari che del diabete, diversamente da quanto avviene per le diete focalizzate su obiettivi nutrizionali isolati, come per esempio le diete a basso contenuto di grassi e grassi saturi. Questa differenza è esemplificata dal confronto dei risultati di due dei più grandi e duraturi studi dietetici: la Women’s Health Initiative e il PREDIMED.

Risultati della Women’s Health Initiative e del PREDIMED (00:06:15)

La Women’s Health Initiative si è concentrata su obiettivi nutrizionali e sulla riduzione del grasso totale, ottenendo grandi cambiamenti a lungo termine su questi obiettivi ma nessun effetto significativo sulle malattie cardiovascolari e sul diabete. Lo studio PREDIMED si è concentrato invece su modelli dietetici basati sugli alimenti e sull’aumento di specifici alimenti salutari (in particolare noci e olio extravergine d’oliva), con cambiamenti dietetici più piccoli ma dimostrando una riduzione significativa delle malattie cardiovascolari e del diabete.

Conclusioni del comitato consultivo sulle linee guida dietetiche 2015 (00:06:42)

Sulla base di queste prove, il comitato consultivo sulle linee guida dietetiche del 2015 ha concluso che le diete a basso contenuto di grassi non hanno alcun effetto sulle malattie cardiovascolari e ha sottolineato l’importanza di modelli dietetici sani basati sugli alimenti.

Caratteristiche di un modello dietetico benefico (00:07:11)

I modelli dietetici rappresentano la combinazione complessiva di alimenti consumati abitualmente, che insieme producono effetti sinergici sulla salute. Un modello di dieta massimamente benefico dovrebbe enfatizzare l’assunzione elevata di frutta, noci, pesce, verdure, oli vegetali, cereali integrali minimamente lavorati, legumi e yogurt; promuovere la riduzione di carboidrati raffinati, carni e cibi lavorati ad alto contenuto di sodio e grassi trans; e consigliare l’assunzione moderata di carni rosse non lavorate, pollame, uova e latte.

La dieta mediterranea come modello studiato (00:07:35)

Tra i modelli dietetici più studiati c’è la dieta mediterranea tradizionale, che ha dimostrato di produrre benefici cardiometabolici migliorando una serie di fattori di rischio, tra cui il controllo del peso a lungo termine, e riducendo anche gli eventi clinici.

Il sale come primo fattore di rischio alimentare (00:07:55)

Il sale rappresenta il primo fattore di rischio alimentare di mortalità perché il 75-80% del sale della nostra dieta è presente in forma nascosta nei prodotti confezionati. Il sale è un conservante e il consumatore solitamente predilige i prodotti più saporiti.

Studio sull’assunzione di sale nella popolazione italiana (00:08:23)

Che assumiamo tutti troppo sale lo dimostra uno studio dell’osservatorio epidemiologico del centro cardiovascolare del ministero della salute, condotto 12 anni fa sulla popolazione adulta dai 35 ai 79 anni. Poiché non abbiamo riserve di sale nell’organismo, è possibile stimare l’introito quotidiano di sale sulla base dell’escrezione di sodio nelle 24 ore. 90 millimoli di sodio urinario nelle 24 ore corrispondono a un introito di circa 5 grammi di sale al giorno, dose giornaliera consigliata dall’OMS.

Dati sull’assunzione di sale in Italia (00:08:44)

Lo studio ha dimostrato che solamente il 5% degli uomini assume meno di 5 grammi di sale al giorno, mentre la media degli uomini assume circa 10,2 grammi di sale al giorno. Le donne vanno un po’ meglio, con una media di 8,2 grammi di sale, comunque ben oltre le indicazioni dell’OMS.

Motivi per ridurre le carni rosse (00:09:32)

Si parla molto della necessità di ridurre l’assunzione di carni rosse lavorate e non. Le carni rosse lavorate presentano altissimi livelli di sodio (quasi 400% in più rispetto alle carni non lavorate), con effetti evidenti sulla pressione arteriosa, il che spiega il rischio cardiovascolare osservato nei consumatori. Sia le carni rosse che quelle lavorate, indipendentemente dal contenuto di grassi, sono collegate a una maggiore incidenza di diabete, con un rischio circa doppio per le carni lavorate rispetto a quelle non lavorate.

Relazione tra carne e tumore (00:09:58)

Sembra essere presente una relazione tra assunzione di carne e tumore del colon nei pazienti a rischio. Nel 2015 l’International Agency for Research on Cancer (IRC) di Lione ha definito la carne rossa come probabilmente cancerogena (classe 2A) e la carne rossa lavorata (insaccati, salumi) come sicuramente cancerogena (classe 1).

Dipendenza da quantità e modalità di cottura (00:10:22)

La pericolosità delle carni rosse, in particolare di quelle lavorate, per il rischio di cancro dipende sia dalla quantità di assunzione sia dal modo in cui alcuni componenti interagiscono con l’organismo. La lavorazione per la conservazione e le modalità di cottura modificano le molecole presenti o ne generano di nuove che possono aumentare il rischio di sviluppare tumori.

Consumo moderato e rischio individuale (00:10:59)

La fondazione ARC sulla ricerca del cancro afferma che un consumo modesto di carni rosse non aumenta in modo sostanziale il rischio di ammalarsi di cancro del colon-retto negli individui a basso rischio.

Impatto ambientale della produzione di carne (00:11:20)

I prodotti animali, e in particolare l’allevamento di bestiame per la produzione di carne, uova e latte, hanno un impatto importante sulla questione ambientale, soprattutto per quanto riguarda l’uso del suolo e l’emissione di gas a effetto serra. Le emissioni sono significativamente maggiori per la produzione di carne di ruminanti (bovina e agnello), che può causare una produzione di gas serra per grammo di proteine fino a 250 volte superiore rispetto ai legumi. Altre proteine animali (uova, latticini, pollame e carne di maiale) determinano emissioni molto inferiori rispetto ai ruminanti, ma restano più elevate rispetto ai cibi vegetali come cereali e legumi.

Obiettivi per una dieta sana e sostenibile (00:11:56)

Nel 2019 il report EAT-Lancet ha fissato per la prima volta obiettivi scientifici per una dieta sana e una produzione alimentare sostenibile. Il passaggio a queste diete richiederebbe di ridurre di oltre il 50% il consumo mondiale di alcuni alimenti come la carne rossa (principalmente nei paesi più ricchi) e gli zuccheri, e di raddoppiare l’assunzione di alimenti vegetali come frutta, verdura, legumi e frutta a guscio. Numerosi studi scientifici sull’impatto ambientale delle diverse diete supportano questa conclusione e permettono di comprendere che le diete prevalentemente vegetali producono benefici sia per la salute delle persone che per il pianeta.

L’inattività fisica come fattore di rischio (00:12:48)

L’inattività fisica rappresenta il quarto fattore di rischio modificabile di mortalità, essendo la causa di circa il 30% dei casi di infarto e il 27% dei casi di diabete. È responsabile inoltre del 25% dei tumori del polmone, del 20% dei tumori del colon e di circa il 10% dei tumori della mammella, dove ne rappresenta la causa principale.

Benefici dell’attività fisica regolare (00:13:19)

Allo stesso tempo, l’attività fisica regolare ha dimostrato di ridurre la mortalità per cancro nel 46% dei casi. Nel cancro della mammella, l’attività fisica riduce del 28% la mortalità per cancro e del 24% la mortalità totale; nel cancro del colon, riduce del 39% la mortalità per cancro e del 28% la mortalità totale.

Prevalenza di attività fisica insufficiente in Italia e nel mondo (00:13:57)

Dai dati dell’OMS del 2016 si vede come la prevalenza di attività fisica insufficiente (meno di 150 minuti di attività moderata a settimana o meno di 75 minuti di attività vigorosa) sia maggiore nelle donne e prevalga in alcuni paesi. In Italia, la percentuale di uomini non sufficientemente attivi si attesta attorno al 30-40%, mentre la percentuale di donne attorno al 40-50%.

Conferme dal progetto PASSI e correlazione con obesità infantile (00:14:26)

Questo dato è confermato dal progetto di sorveglianza PASSI 2020-2021, con ampie variazioni tra le regioni del nord e del sud. Non è un caso che questa distribuzione sia analoga a quella dell’obesità nei bambini. L’obesità rappresenta un problema reale, soprattutto nei bambini del sud, e l’esposizione ai video è un importante cofattore di sedentarietà nei bambini.

Raccomandazioni OMS sull’attività fisica per età (00:15:00)

I livelli di attività fisica raccomandati dall’OMS variano in base all’età. Per bambini e adolescenti è indicata almeno un’ora di attività fisica aerobica ogni giorno. Per gli anziani, all’attività aerobica vanno aggiunti esercizi per l’equilibrio almeno tre volte alla settimana per ridurre il rischio di cadute.

Impatto complessivo dei fattori di rischio sulla mortalità (00:15:30)

Alimentazione e attività fisica rappresentano due dei quattro principali fattori di rischio modificabili responsabili delle malattie non trasmissibili, e tutti questi fattori sono strettamente legati agli stili di vita. Uno studio osservazionale pubblicato su Circulation, con un follow-up medio di 34 anni su oltre 120.000 persone tratte dal Nurses Health Study e dall’Health Professionals Follow-Up Study, ha dimostrato che le persone senza nessun fattore di rischio (dieta sana, mai fumato, attività fisica regolare, moderato consumo di alcol e normopeso) hanno un’aspettativa di vita superiore di 14 anni se donne e 12 anni se uomini rispetto a chi ha tutti i fattori di rischio, con una distribuzione incrementale rispetto al numero di fattori.

Conclusioni e concetto di co-benefici (00:16:55)

Riprendendo il filo conduttore del corso (il benessere dell’individuo e la difesa dell’ambiente), un editoriale citato ricorda che una maggiore attenzione all’ambiente può portare evidenti benefici sulla salute, e invita a riflettere su come le scelte di un’alimentazione sana e di sani stili di vita possano rappresentare un contributo al problema ambientale e climatico, introducendo il concetto di co-benefici per la salute. Questo concetto verrà ripreso dalla relazione successiva. Vi ringrazio per la vostra attenzione.

Introduction and framework (00:00:00)

My name is Marika Veren, I am a cardiologist and I have been working in cardiac rehabilitation and cardiovascular prevention for almost 20 years. I work at the cardiology department of mota di livezza in Veneto. I have long been a supporter of slow medicine, a movement promoting sober, respectful and fair medicine. Today I will talk about nutrition and physical activity as cornerstones of prevention for all diseases.

Global impact of non-communicable diseases (00:00:29)

According to the latest WHO report from 2022, non-communicable diseases cause 74% of all deaths worldwide. If every country adopted effective prevention interventions, at least 39 million non-communicable diseases and deaths could be avoided by 2030, and countless more lives would be longer and healthier.

The four prevalent diseases and risk factors (00:01:02)

The four prevalent non-communicable diseases are: first, cardiovascular diseases, responsible for one in three deaths per year, of which an estimated 86% could be avoided or delayed through prevention and treatment of risk factors; second, cancers (one in six deaths per year, preventable in 44% of cases); followed by chronic respiratory diseases (preventable in 70% of cases) and diabetes. The four main modifiable risk factors are smoking and unhealthy diet tied for first place, each causing 8 million deaths per year, followed by alcohol and physical inactivity.

Unhealthy diet as the leading risk factor (00:02:02)

An unhealthy diet is the leading risk factor for death and disability worldwide. While hunger and malnutrition cause enormous suffering among disadvantaged populations globally, diet-related cardiometabolic diseases (coronary heart disease, stroke, diabetes and obesity) produce even greater global health burdens.

The Global Burden of Disease Study (00:02:29)

To assess the impact of an unhealthy diet on mortality and disability, I present results from the Global Burden of Disease (GBD) Study, currently the largest and most comprehensive epidemiological study in the world.

Analysis of 15 dietary risk factors (00:02:47)

The systematic evaluation of dietary consumption patterns in 195 countries provides a broad picture of the health effects of poor dietary habits, analyzed through 15 dietary risk factors defined based on scientifically proven optimal intake levels. Of these 15 factors, a limited number have a significant impact on mortality and disability.

The three most critical dietary factors (00:03:17)

Although the impact of individual dietary factors varies by country, suboptimal intake of three main dietary factors (high sodium intake, low whole grain intake, and low fruit intake) is responsible for over 50% of deaths and two-thirds of disability-adjusted life years attributable to diet.

Universal impact of dietary risks (00:03:47)

Unlike many other risk factors, dietary risks affect people regardless of age, sex, and socio-demographic development of their place of residence. Low whole grain intake is the leading dietary risk factor for disability in both men and women, and the leading dietary risk factor for mortality in women.

Advances in nutrition science (00:04:19)

Nutrition science has made remarkable progress thanks to more rigorous evidence from prospective cohort studies and randomized clinical trials. It is now clear that dietary habits influence several cardiometabolic risk factors: not only obesity and LDL cholesterol, but also blood pressure, glucose and insulin homeostasis, lipoprotein concentration and function, oxidative stress, inflammation, endothelial health, adipocyte metabolism, visceral adiposity, and many others.

Advances in obesity science (00:04:43)

Similarly, obesity science has made notable progress. It has become clear how the quality and types of foods consumed affect weight homeostasis through satiety or hunger, insulin responses, lipogenesis, adipocyte function, metabolic expenditure, and the microbiome. Primary prevention of obesity can prove more effective and lasting than secondary prevention.

Food-based approach and dietary patterns (00:05:13)

A fundamental lesson concerns the importance of a food-based approach and dietary patterns, rather than isolated single nutrients, to reduce cardiometabolic risk, also taking into account individual, sociocultural and environmental determinants that influence eating habits.

Comparison of studies: low-fat diet vs food pattern (00:05:40)

Several randomized trials in primary and secondary prevention populations confirm the benefits of healthy dietary patterns with significant reductions in both cardiovascular events and diabetes, unlike what happens with diets focused on isolated nutritional targets, such as low-fat and low-saturated-fat diets. This difference is exemplified by comparing results from two of the largest and longest-running dietary studies ever conducted: the Women’s Health Initiative and PREDIMED.

Results from the Women’s Health Initiative and PREDIMED (00:06:15)

The Women’s Health Initiative focused on nutritional targets and reducing total fat, achieving large long-term changes in these targets but no significant effects on cardiovascular disease and diabetes. The PREDIMED study instead focused on food-based dietary patterns and increasing specific healthy foods (particularly nuts and extra virgin olive oil), with smaller dietary changes but demonstrating a significant reduction in cardiovascular disease and diabetes.

Conclusions of the 2015 Dietary Guidelines Advisory Committee (00:06:42)

Based on this evidence, the 2015 Dietary Guidelines Advisory Committee concluded that low-fat diets have no effect on cardiovascular disease and emphasized the importance of healthy, food-based dietary patterns.

Characteristics of a beneficial dietary pattern (00:07:11)

Dietary patterns represent the overall combination of foods habitually consumed, which together produce synergistic health effects. A maximally beneficial dietary pattern should emphasize high intake of fruits, nuts, fish, vegetables, vegetable oils, minimally processed whole grains, legumes and yogurt; promote reduction of refined carbohydrates, processed meats and foods high in sodium and trans fats; and recommend moderate intake of unprocessed red meat, poultry, eggs and milk.

The Mediterranean diet as a studied model (00:07:35)

Among the most studied dietary patterns is the traditional Mediterranean diet, which has been shown to produce cardiometabolic benefits by improving several risk factors, including long-term weight control, and reducing clinical events.

Salt as the leading dietary risk factor (00:07:55)

Salt represents the leading dietary risk factor for mortality because 75-80% of the salt in our diet is hidden in packaged products. Salt is a preservative, and consumers usually prefer more flavorful products.

Study on salt intake in the Italian population (00:08:23)

That we all consume too much salt is demonstrated by a study from the epidemiological observatory of the cardiovascular center of the Ministry of Health, conducted 12 years ago on the adult population aged 35 to 79. Since we have no salt reserves in the body, daily salt intake can be estimated from 24-hour urinary sodium excretion. 90 millimoles of urinary sodium in 24 hours corresponds to an intake of about 5 grams of salt per day, the WHO-recommended daily dose.

Data on salt intake in Italy (00:08:44)

The study showed that only 5% of men consume less than 5 grams of salt per day, while the average man consumes about 10.2 grams of salt per day. Women do slightly better, averaging 8.2 grams of salt, still well above WHO recommendations.

Reasons to reduce red meat (00:09:32)

There is much discussion about the need to reduce intake of processed and unprocessed red meat. Processed red meats have very high sodium levels (almost 400% more than unprocessed meats), with evident effects on blood pressure, explaining the cardiovascular risk observed in consumers. Both red and processed meats, independently of fat content, are linked to a higher incidence of diabetes, with about double the risk for processed meats compared to unprocessed red meats.

Relationship between meat and cancer (00:09:58)

A relationship appears to exist between meat intake and colon cancer in at-risk patients. In 2015, the International Agency for Research on Cancer (IARC) in Lyon classified red meat as probably carcinogenic (Class 2A) and processed red meat (sausages, cured meats) as definitely carcinogenic (Class 1).

Dependence on quantity and cooking methods (00:10:22)

The danger of red meats, especially processed ones, for cancer risk depends both on the amount consumed and on how certain components interact with the body. Processing for preservation and cooking methods modify existing molecules or generate new ones that can increase the risk of developing tumors.

Moderate consumption and individual risk (00:10:59)

The ARC Foundation for Cancer Research states that modest consumption of red meat does not substantially increase the risk of developing colorectal cancer in low-risk individuals.

Environmental impact of meat production (00:11:20)

Animal products, particularly livestock farming for meat, eggs and milk production, have a significant impact on environmental issues, especially land use and greenhouse gas emissions. Emissions are significantly higher for ruminant meat production (beef and lamb), which can cause up to 250 times more greenhouse gas emissions per gram of protein compared to legumes. Other animal proteins (eggs, dairy, poultry and pork) produce much lower emissions than ruminants, but remain higher than plant-based foods like cereals and legumes.

Targets for a healthy and sustainable diet (00:11:56)

In 2019, the EAT-Lancet report set scientific targets for a healthy diet and sustainable food production for the first time. Transitioning to these diets would require reducing global consumption of some foods by more than 50%, such as red meat (mainly in wealthier countries) and sugars, and doubling intake of plant-based foods like fruits, vegetables, legumes and nuts. Numerous scientific studies on the environmental impact of different diets support this conclusion and show that predominantly plant-based diets benefit both human health and the planet.

Physical inactivity as a risk factor (00:12:48)

Physical inactivity is the fourth modifiable risk factor for mortality, causing about 30% of heart attacks and 27% of diabetes cases. It is also responsible for 25% of lung cancers, 20% of colon cancers, and about 10% of breast cancers, for which it represents the main cause.

Benefits of regular physical activity (00:13:19)

At the same time, regular physical activity has been shown to reduce cancer mortality by 46%. In breast cancer, physical activity reduces cancer mortality by 28% and total mortality by 24%; in colon cancer, it reduces cancer mortality by 39% and total mortality by 28%.

Prevalence of insufficient physical activity in Italy and worldwide (00:13:57)

WHO data from 2016 show that the prevalence of insufficient physical activity (less than 150 minutes of moderate activity per week or less than 75 minutes of vigorous activity) is higher in women and predominates in some countries. In Italy, the percentage of insufficiently active men is around 30-40%, while for women it is around 40-50%.

Confirmation from the PASSI project and correlation with childhood obesity (00:14:26)

This is confirmed by the PASSI surveillance project 2020-2021, with wide variations between northern and southern regions. It is no coincidence that this distribution is analogous to that of childhood obesity. Obesity is a real problem, especially in children from the south, and screen time is an important cofactor of sedentary behavior in children.

WHO physical activity recommendations by age (00:15:00)

WHO-recommended physical activity levels vary by age. Children and adolescents should do at least one hour of aerobic physical activity daily. For older adults, balance exercises should be added to aerobic activity at least three times per week to reduce fall risk.

Overall impact of risk factors on mortality (00:15:30)

Diet and physical activity are two of the four main modifiable risk factors for non-communicable diseases, and all these factors are closely linked to lifestyle. An observational study published in Circulation, with a median follow-up of 34 years on over 120,000 people from the Nurses’ Health Study and the Health Professionals Follow-Up Study, showed that people with no risk factors (healthy diet, never smoked, regular physical activity, moderate alcohol consumption, and normal weight) have a life expectancy 14 years longer for women and 12 years longer for men compared to those with all risk factors, with an incremental distribution based on the number of risk factors.

Conclusions and the concept of co-benefits (00:16:55)

Returning to the course theme (individual well-being and environmental protection), a cited editorial reminds us that greater attention to the environment can bring clear health benefits, and invites reflection on how healthy food choices and healthy lifestyles can contribute to environmental and climate issues, introducing the concept of health co-benefits. This concept will be developed in the next presentation. Thank you for your attention.