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Quando il benessere dell’individuo va a braccetto con la difesa dell’ambiente. Alimentazione e attività fisica come misure efficaci di contenimento del cambiamento climatico

Autore/Autori:

MiniMaster – Congresso 2025

Bruno Passaretti approfondisce il tema della sostenibilità legata alle scelte quotidiane, evidenziando come l’alimentazione e l’attività fisica possano agire come potenti strumenti di contenimento del cambiamento climatico. Oltre ai benefici diretti sulla salute, queste abitudini riducono la pressione sulle risorse naturali e le emissioni inquinanti. L’autore invita a una riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva nel proteggere il pianeta attraverso comportamenti virtuosi e consapevoli.

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Abstract

Introduzione

Il legame tra alimentazione, attività fisica e cambiamento climatico viene presentato come un’opportunità per ribaltare il paradigma tradizionale: non solo ridurre le emissioni per ottenere benefici per la salute, ma utilizzare scelte alimentari e stili di vita attivi come motore del cambiamento ambientale. Il tema si inserisce nel contesto del mini-master “Quando il benessere dell’individuo fa barcetto con la difesa dell’ambiente”, sottolineando la connessione intrinseca tra salute individuale e salute planetaria.

Meccanismi fisiopatologici

Il consumo di carne rossa, in particolare quella lavorata, è associato a un aumentato rischio di cardiopatia ischemica e tumori, come documentato dallo studio EPIC su oltre 400.000 persone. Un meccanismo chiave è rappresentato dalla produzione di TMAO (trimetilammina-N-ossido) da parte del microbioma intestinale nei consumatori di carne rossa, metabolita aterogeno direttamente proporzionale a un aumento della mortalità per tutte le cause. Lo studio sui gemelli omozigoti ha dimostrato come una dieta vegana di otto settimane porti a una riduzione significativa di LDL, insulina, peso e TMAO rispetto a una dieta onnivora, offrendo una maggiore protezione cardiometabolica.

Diagnostica

La valutazione dell’impatto ambientale delle diverse diete viene effettuata attraverso l’analisi delle emissioni di CO₂ equivalente, del consumo di terra e acqua. I dati mostrano che le diete vegana, vegetariana, pescetariana e flexitariana sono nettamente vantaggiose rispetto alla dieta occidentale e anche a quella mediterranea. La walkability (possibilità di camminare nei quartieri) è emersa come un indicatore associato a una riduzione della pressione sistolica, del diabete e a un aumento del colesterolo HDL, sebbene con un curioso aumento delle abitudini al fumo.

Trattamento

L’approccio terapeutico proposto si articola su due fronti: alimentare e motorio. Sul fronte alimentare, la dieta della Eat-Lancet Commission prevede una riduzione di oltre il 50% dei cibi non salutari (carne rossa e zucchero) e un aumento di oltre il 100% del consumo di cibi sani (frutta, verdura, frutta secca, legumi), con l’obiettivo di sfamare 10 miliardi di persone entro il 2050. Studi successivi hanno documentato che una maggiore aderenza a questa dieta riduce le emissioni di gas serra e il consumo di terra, aumentando la sopravvivenza. Sul fronte motorio, l’attività fisica nel pendolarismo (in particolare l’uso della bicicletta) è associata a una riduzione del 40% della mortalità, con benefici che superano i danni da inquinamento fino a soglie elevate di PM2,5.

Conclusioni

Una rivoluzione alimentare combinata con un incremento dell’attività fisica potrebbe avere un doppio impatto: ridurre la mortalità prematura e vincere il problema della fame nel mondo, mentre contemporaneamente contrasta il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il consumo di suolo e acqua. L’esperienza del lockdown da Covid ha dimostrato come la riduzione del traffico porti a un miglioramento immediato della qualità dell’aria e a una riduzione degli infarti, offrendo un insegnamento per disegnare città più sostenibili e sane.

Introduction

The link between diet, physical activity and climate change is presented as an opportunity to reverse the traditional paradigm: not only reducing emissions to obtain health benefits, but using dietary choices and active lifestyles as the engine of environmental change. The topic is part of the mini-master “When individual well-being intersects with environmental protection”, highlighting the intrinsic connection between individual health and planetary health.

Pathophysiology

Red meat consumption, particularly processed meat, is associated with an increased risk of ischemic heart disease and cancer, as documented by the EPIC study on over 400,000 people. A key mechanism is the production of TMAO (trimethylamine N-oxide) by the gut microbiome in red meat consumers, an atherogenic metabolite directly proportional to increased all-cause mortality. The twin study demonstrated that an eight-week vegan diet leads to significant reductions in LDL, insulin, weight and TMAO compared to an omnivorous diet, offering greater cardiometabolic protection.

Diagnosis

The environmental impact of different diets is assessed through analysis of CO₂ equivalent emissions, land use and water consumption. Data show that vegan, vegetarian, pescatarian and flexitarian diets are clearly advantageous compared not only to the Western diet but also to the Mediterranean diet. Walkability (the ability to walk in neighborhoods) emerged as an indicator associated with reduced systolic blood pressure, diabetes and increased HDL cholesterol, albeit with a curious increase in smoking habits.

Treatment

The proposed therapeutic approach operates on two fronts: dietary and physical activity. On the dietary front, the Eat-Lancet Commission diet calls for a reduction of more than 50% in unhealthy foods (red meat and sugar) and an increase of more than 100% in healthy foods (fruit, vegetables, nuts, legumes), aiming to feed 10 billion people by 2050. Subsequent studies have documented that greater adherence to this diet reduces greenhouse gas emissions and land use, increasing survival. On the physical activity front, active commuting (particularly cycling) is associated with a 40% reduction in mortality, with benefits outweighing the harms from pollution up to high PM2.5 thresholds.

Conclusions

A dietary revolution combined with increased physical activity could have a dual impact: reducing premature mortality and overcoming world hunger, while simultaneously combating climate change, biodiversity loss and land and water consumption. The experience of the Covid lockdown showed how traffic reduction leads to immediate improvement in air quality and reduction in heart attacks, offering a lesson for designing more sustainable and healthier cities.

Trascrizione

Introduzione al tema alimentazione e attività fisica per il clima (00:00:00)

Sono Bruno Passaretti, cardiologo dell’umanità Sgrafaziani Castelli di Bergamo. Nell’ambito del mini master “Quando il benessere dell’individuo fa barcetto con la difesa dell’ambiente”, vi parlerò del tema alimentazione e attività fisica come misure efficaci di contenimento del cambiamento climatico.

Connessione con la relazione precedente (00:00:19)

Questo argomento è una naturale conseguenza di quello precedente, trattato dalla dottoressa Warren: alimentazione e attività fisica come capisaldi della prevenzione per tutte le malattie. Per rimarcare questa connessione, inizierò dalla diapositiva finale della dottoressa Warren.

Co-benefici delle politiche emissioni zero (00:00:43)

Esaminando l’obiettivo del Regno Unito di arrivare a emissioni zero entro 2050, si nota come questa politica porterà a vari co-benefici per la salute pubblica: aumento dell’attività fisica, miglioramento della qualità dell’aria con riduzione dell’inquinamento e dei tepi salutari. Possiamo ribaltare questo paradigma e fare sì che quelli che vengono definiti come co-benefici possano diventare la causa e il motore del cambiamento, cioè che l’aumento dell’attività fisica e le reti più salutari conducano alla riduzione delle emissioni anziché esserne la conseguenza.

Il consumo di carne rossa come fattore chiave (00:01:13)

Il discorso sull’alimentazione è piuttosto complesso. Nel momento in cui dobbiamo esaminare il peso dell’alimentazione sul cambiamento climatico, ci dobbiamo focalizzare sul consumo di carne rossa. Sono tantissimi gli studi che documentano l’associazione tra consumo di carne rossa e incidenza di cardiopatia ischemica e tumori. Qui riporto le conclusioni dello studio EPIC, particolarmente significativo perché condotto in Europa su un campione molto numeroso.

Lo studio EPIC e il ruolo del microbioma (00:02:01)

Lo studio EPIC, condotto su oltre 400.000 persone in buona parte provenienti dalla cintura mediterranea, ha mostrato come il consumo di carne rossa lavorata e non sia positivamente associato al rischio di sviluppare cardiopatia ischemica. Una spiegazione di questa associazione può risiedere nella particolare composizione del microbioma intestinale, che, come sostiene Luscher, è costretto a mangiare quello che noi mangiamo e a digerire quello che ingeriamo.

TMAO come metabolita aterogeno (00:02:33)

È stato rilevato che il microbioma dei mangiatori di carne rossa produce una grande quantità di TMAO, un metabolita aterogeno, che è direttamente proporzionale a un aumento della mortalità per tutte le cause.

Studio sui gemelli omozigoti (00:02:56)

In questo studio decisamente brillante sono state arruolate 22 coppie di gemelli omozigoti. È stato effettuato un intervento dietetico di otto settimane nel quale a uno dei due gemelli di ciascuna coppia veniva somministrata una dieta vegana e all’altro una dieta onnivora, entrambe giudicate salutari dal punto di vista qualitativo. Al termine delle otto settimane i 22 gemelli trattati con dieta vegana mostravano, rispetto ai corrispettivi nutriti con dieta onnivora, un notevole vantaggio in termini di protezione cardiometabolica, grazie a una riduzione di LDL, insulina, peso e concentrazione di TMAO.

Impatto degli alimenti sulla produzione di CO2 (00:03:19)

Gli alimenti impattano per il 31% sulla produzione di CO₂ equivalente e la produzione di carne ha un peso importante all’interno dell’alimentazione. Il tema è ovviamente quello degli allevamenti intensivi: l’allevamento del bestiame occupa il 30% della superficie del pianeta, utilizza l’8% dell’acqua disponibile ad uso umano e ha un ruolo chiave nella deforestazione, nelle emissioni antropogeniche di CO₂, metano, ossido nitrico e ammoniaca, nell’inquinamento delle falde acquifere e nella perdita della biodiversità, con estinzione delle specie animali a un ritmo tra 50 e 500 volte maggiore del tasso basale.

La responsabilità degli allevamenti intensivi (00:04:32)

Si ritiene che l’allevamento del bestiame sia responsabile del 14,5% delle emissioni antropogeniche globali, considerando anidride carbonica, metano e ossido nitrico. Un’indagine del World War II Institute ha conteggiato anche fattori abitualmente non considerati, come la respirazione del bestiame e la perdita della fotosintesi dovuta alla deforestazione della foresta amazzonica, arrivando a stimare che gli allevamenti siano responsabili non del 14,5%, ma addirittura del 51% delle emissioni nocive.

Il rapporto ONU e il problema della fame nel mondo (00:05:01)

In un rapporto di varie organizzazioni, tra cui l’ONU, teso a individuare una soluzione al problema della fame nel mondo, cioè come sfamare in modo adeguato e sostenibile 10 miliardi di persone entro 2050, si vede come, sia considerando il consumo di terra sia le emissioni nocive, gli allevamenti di bovini e ovini siano di gran lunga i responsabili maggiori rispetto a tutte le altre forme di produzione di cibo animale e vegetale. Tutte le forme di produzione animale mostrano un impatto maggiore rispetto a tutte le forme di produzione di vegetali.

Impatto ambientale delle diverse diete (00:06:25)

In un altro studio, l’impatto ambientale viene analizzato non in base alla produzione del cibo ma alle diete. Si nota come le diete vegana, vegetariana, pescetariana e flexitariana siano nettamente vantaggiose rispetto non solo alla dieta occidentale, ma anche a quella mediterranea, sia per le emissioni nocive che per il consumo di terra.

Correlazione tra salute individuale e planetaria (00:06:52)

Alla luce di tutte queste evidenze, c’è chi ha cominciato a mettere in correlazione la salute individuale con quella planetaria. Un epidemiologo ha pubblicato sul British Medical Journal del 2017 un articolo che evidenzia come il consumo di carne danneggi contemporaneamente l’individuo e il pianeta, stimando che per produrre un chilo di carne si debbano impiegare circa 110.000 litri d’acqua. Altre stime sono inferiori, circa 40.000 litri, comunque una cifra inaccettabile data la scarsità di acqua in buona parte del pianeta.

L’editoriale di Lancet sulla carne (00:07:20)

L’anno successivo Lancet ha pubblicato un editoriale dal titolo esplicito “Dobbiamo parlare di carne”, che cita un articolo apparso su Science secondo cui anche la carne a più basso impatto ambientale causa un impatto decisamente maggiore rispetto alle forme meno sostenibili di produzione vegetale. L’editoriale conclude che il fabbisogno salutare di carne rossa è estremamente ridotto e che se vogliamo bilanciare il desiderio di mangiare quello che vogliamo con la necessità di preservare l’ecosistema, la discussione deve partire immediatamente.

Cosa succederebbe se tutti diventassero vegetariani? (00:08:09)

Se ipoteticamente tutti gli americani diventassero vegetariani, sostituendo il manzo con fagioli e le proteine animali con quelle vegetali, si raggiungerebbe il 74% degli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati Uniti necessari per gli accordi di Parigi, e a livello globale il 46% anche solo con questa misura.

Riduzione del metano per un effetto immediato (00:08:58)

L’emivita del metano nell’atmosfera è di soli 9 anni, mentre quella della CO₂ è di circa 100 anni. Se da un lato questo rende la riduzione della CO₂ più critica, dall’altro, se vogliamo ottenere subito un effetto favorevole sulla nostra atmosfera, è meglio puntare sulla riduzione del metano rispetto alla CO₂.

Come approcciare il tema con i pazienti (00:09:38)

In uno studio dal titolo “Mangiando come se non ci fosse un domani”, si esaminano alcuni aspetti importanti: la mancanza di consapevolezza dell’associazione tra consumo di carne e cambiamento climatico, la percezione che il consumo individuale giochi un ruolo minimo, il piacere di mangiare la carne e considerazioni socioculturali sul ruolo della carne come segno di benessere a tavola.

Alternative alla carne: carne coltivata e carne vegetale (00:10:25)

Per il piacere del gusto della carne esistono già alternative riconducibili a due filoni. Il primo è la carne coltivata, un processo che parte da cellule animali coltivate in bioreattori, attualmente in voga in paesi come Singapore e Israele, recentemente evitato dal governo italiano per ragioni commerciali e protezionistiche. Il secondo filone, più intrigante, riguarda aziende come Impossible Food e Beyond Meat, finanziate da magnati tra cui Bill Gates, che hanno vinto premi per scienza e innovazione. Queste aziende partono dalla constatazione che l’animale sia come una macchina che partendo da erbe e cereali produce carne, ma con un rendimento bassissimo.

La produzione di eme per bypassare l’animale (00:11:19)

La responsabile del sapore e dell’aroma della carne è l’eme, una molecola contenente ferro presente in ogni cellula animale e vegetale. Aggiungendo un gene alle cellule del lievito, queste possono produrre eme in quantità illimitata e con un irrisorio impatto ambientale: meno 95% del consumo di terra, meno 74% del consumo di acqua, meno 87% di emissioni e assenza di antibiotici e ormoni. Con questa metodica il ruolo dell’animale viene bypassato e si costruisce la carne direttamente dalle piante, con un gusto indistinguibile dalla carne stessa.

La Eat Lancet Commission e la dieta per 10 miliardi di persone (00:12:07)

L’ultimo punto, forse il più importante dal punto di vista etico, è l’impatto di questa trasformazione dell’alimentazione sul tema della fame nel mondo. Lancet ha creato la Eat Lancet Commission, che ha il compito di studiare una dieta in grado di sfamare 10 miliardi di persone nel 2050, evitando che un miliardo di persone muoia di fame e due miliardi si ammalino perché mangiano troppo del cibo sbagliato. Tale dieta è stata creata con calorie totali suddivise per tutti gli alimenti, compresi cibi animali in quantità risoria. La trasformazione prevede una riduzione di oltre il 50% dei cibi non salutari (carne rossa e zucchero) e un aumento di oltre il 100% del consumo di cibi sani (frutta, verdura, frutta secca, legumi).

Benefici della dieta Eat Lancet sulla sopravvivenza (00:13:26)

Studi successivi, partendo dalla popolazione dello studio EPIC e dividendola in base all’aderenza alla dieta proposta dalla Eat Lancet Commission, hanno documentato come una maggiore aderenza porti a una riduzione delle emissioni di gas serra e del consumo di terra e a un aumento della sopravvivenza nei vent’anni successivi. Il 63% delle morti e il 39% dell’incidenza di tumori potrebbe essere prevenuto dall’adozione su larga scala di questa dieta, evitando 11,1 milioni di morti all’anno entro il 2030, con una riduzione del 19% della mortalità prematura.

Conclusioni sull’alimentazione e il ruolo dell’attività fisica (00:14:10)

Una rivoluzione alimentare potrebbe avere un doppio razionale: da un lato ridurre la mortalità prematura e vincere il problema della fame nel mondo, dall’altro avere un impatto rilevante e probabilmente decisivo sul cambiamento climatico, sulla perdita della biodiversità, sul consumo di terra e di acqua. L’editoriale di Lancet si conclude affermando che la nostra connessione con la natura ha in sé la risposta: se possiamo mangiare in un modo che funzioni per il nostro pianeta oltre che per i nostri corpi, il naturale bilanciamento delle risorse del pianeta verrà ripristinato. Tuttavia, le misure sull’alimentazione da sole non basterebbero a raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi. È necessario integrare queste misure con un’azione sui trasporti, e qui entra in gioco il beneficio dell’attività fisica, che consente di raggiungere una riduzione della mortalità del 40% in chi fa attività fisica sia nel tempo libero che nel tragitto casa-lavoro, mediante l’uso della bicicletta.

Introduction to the topic of diet and physical activity for the climate (00:00:00)

I am Bruno Passaretti, cardiologist at Sgrafaziani Castelli hospital in Bergamo. As part of the mini-master “When individual well-being intersects with environmental protection”, I will discuss diet and physical activity as effective measures to contain climate change.

Connection with the previous presentation (00:00:19)

This topic is a natural consequence of the previous one, presented by Dr. Warren: diet and physical activity as cornerstones of prevention for all diseases. To highlight this connection, I will start from Dr. Warren’s final slide.

Co-benefits of zero-emission policies (00:00:43)

Examining the UK’s goal of reaching zero emissions by 2050, we see how this policy will bring various co-benefits for public health: increased physical activity, improved air quality, and reduction of pollution and unhealthy habits. We can reverse this paradigm and make what are defined as co-benefits become the cause and engine of change, meaning that increased physical activity and healthier networks lead to emission reductions rather than being their consequence.

Red meat consumption as a key factor (00:01:13)

The discussion on diet is quite complex. When we examine the impact of diet on climate change, we must focus on red meat consumption. There are numerous studies documenting the association between red meat consumption and the incidence of ischemic heart disease and cancers. Here I report the conclusions of the EPIC study, particularly significant because it was conducted in Europe on a very large sample.

The EPIC study and the role of the microbiome (00:02:01)

The EPIC study, conducted on over 400,000 people largely from the Mediterranean area, showed that consumption of processed and unprocessed red meat is positively associated with the risk of developing ischemic heart disease. One explanation for this association may lie in the particular composition of the gut microbiome, which, as Luscher argues, is forced to eat what we eat and digest what we ingest.

TMAO as an atherogenic metabolite (00:02:33)

It has been found that the microbiome of red meat eaters produces a large amount of TMAO, an atherogenic metabolite, which is directly proportional to an increase in all-cause mortality.

Twin study on diet (00:02:56)

In this brilliant study, 22 pairs of identical twins were enrolled. An eight-week dietary intervention was conducted where one twin of each pair received a vegan diet and the other an omnivorous diet, both judged healthy from a qualitative standpoint. At the end of the eight weeks, the 22 twins on the vegan diet showed, compared to their counterparts on the omnivorous diet, a significant advantage in terms of cardiometabolic protection, thanks to reductions in LDL, insulin, weight, and TMAO concentration.

Impact of foods on CO2 production (00:03:19)

Food accounts for 31% of CO₂ equivalent production, and meat production has a significant weight within the diet. The issue is obviously intensive livestock farming: livestock farming occupies 30% of the planet’s surface, uses 8% of available water for human use, and plays a key role in deforestation, anthropogenic emissions of CO₂, methane, nitrous oxide and ammonia, groundwater pollution, and biodiversity loss, with animal species extinction occurring at a rate 50 to 500 times higher than the baseline rate.

The responsibility of intensive farming (00:04:32)

It is estimated that livestock farming is responsible for 14.5% of global anthropogenic emissions, considering carbon dioxide, methane, and nitrous oxide. A survey by the World War II Institute also counted factors not usually considered, such as livestock respiration and the loss of photosynthesis due to Amazon deforestation, estimating that livestock farming is responsible not for 14.5% but for 51% of harmful emissions.

The UN report and world hunger (00:05:01)

In a report by various organizations, including the UN, aimed at finding a solution to world hunger—how to adequately and sustainably feed 10 billion people by 2050—we see that, considering both land use and harmful emissions, cattle and sheep farming are by far the largest contributors compared to all other forms of animal and plant food production. All forms of animal production show a greater impact than all forms of plant production.

Environmental impact of different diets (00:06:25)

In another study, environmental impact is analyzed not by food production but by diets. Vegan, vegetarian, pescatarian, and flexitarian diets are clearly advantageous compared not only to the Western diet but also to the Mediterranean diet, both in terms of harmful emissions and land use.

Correlation between individual and planetary health (00:06:52)

In light of all this evidence, some have begun to correlate individual health with planetary health. An epidemiologist published an article in the British Medical Journal in 2017 highlighting how meat consumption harms both the individual and the planet, estimating that producing one kilogram of meat requires about 110,000 liters of water. Other estimates are lower, around 40,000 liters, still an unacceptable figure given water scarcity in much of the planet.

The Lancet editorial on meat (00:07:20)

The following year, Lancet published an editorial titled “We need to talk about meat,” citing an article in Science stating that even the lowest-impact meat still causes a significantly greater impact than the least sustainable forms of plant production. The editorial concludes that the healthy requirement for red meat is extremely low and that if we want to balance the desire to eat what we want with the need to preserve the ecosystem, the discussion must start immediately.

What if everyone became vegetarian? (00:08:09)

If hypothetically all Americans became vegetarian, replacing beef with beans and animal proteins with plant proteins, they would achieve 74% of the US emission reduction targets needed for the Paris Agreement, and globally 46% with just this measure alone.

Reducing methane for an immediate effect (00:08:58)

The half-life of methane in the atmosphere is only 9 years, while that of CO₂ is about 100 years. While this makes CO₂ reduction more critical, if we want to achieve an immediate favorable effect on our atmosphere, it is better to focus on methane reduction compared to CO₂.

How to approach the topic with patients (00:09:38)

In a study titled “Eating as if there is no tomorrow,” several important aspects are examined: lack of awareness of the association between meat consumption and climate change, the perception that individual consumption plays a minimal role, the pleasure of eating meat, and sociocultural considerations about the role of meat as a sign of well-being at the table.

Alternatives to meat: cultured meat and plant-based meat (00:10:25)

For the pleasure of meat taste, there are already alternatives in two main streams. The first is cultured meat, a process starting from animal cells grown in bioreactors, currently popular in countries like Singapore and Israel, recently avoided by the Italian government for commercial and protectionist reasons. The second, more intriguing stream involves companies like Impossible Food and Beyond Meat, funded by magnates including Bill Gates, which have won awards for science and innovation. These companies start from the observation that the animal is like a machine that, starting from grass and grains, produces meat, but with very low efficiency.

Producing heme to bypass the animal (00:11:19)

The molecule responsible for meat flavor and aroma is heme, an iron-containing molecule present in every animal and plant cell. By adding a gene to yeast cells, they can produce heme in unlimited quantities with negligible environmental impact: 95% less land use, 74% less water use, 87% fewer emissions, and no antibiotics or hormones. With this method, the role of the animal is bypassed, and meat is built directly from plants, with a taste indistinguishable from meat itself.

The Eat Lancet Commission and the diet for 10 billion people (00:12:07)

The last point, perhaps the most important from an ethical standpoint, is the impact of this dietary transformation on world hunger. Lancet created the Eat Lancet Commission to study a diet capable of feeding 10 billion people by 2050, preventing one billion people from dying of hunger and two billion from getting sick because they eat too much of the wrong food. This diet has been created with total calories divided by all foods, including animal foods in minimal quantities. The transformation calls for a reduction of more than 50% in unhealthy foods (red meat and sugar) and an increase of more than 100% in healthy foods (fruit, vegetables, nuts, legumes).

Benefits of the Eat Lancet diet on survival (00:13:26)

Subsequent studies, starting from the EPIC study population and dividing them according to adherence to the Eat Lancet Commission diet, documented that greater adherence leads to reduced greenhouse gas emissions and land use, and increased survival over the following twenty years. 63% of deaths and 39% of cancer incidence could be prevented by large-scale adoption of this diet, avoiding 11.1 million deaths per year by 2030, with a 19% reduction in premature mortality.

Conclusions on diet and the role of physical activity (00:14:10)

A dietary revolution could have a dual rationale: on one hand reducing premature mortality and overcoming world hunger, on the other having a significant and probably decisive impact on climate change, biodiversity loss, land and water consumption. The Lancet editorial concludes that our connection with nature holds the answer: if we can eat in a way that works for our planet as well as for our bodies, the natural balance of the planet’s resources will be restored. However, dietary measures alone would not be enough to achieve the Paris Agreement targets. It is necessary to integrate these measures with action on transport, and this is where the benefit of physical activity comes in, achieving a 40% reduction in mortality for those who exercise both in leisure time and during commuting by bicycle. Thank you for your attention.