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Autore/Autori: Paolo Ciliberti
Relazioni storiche – Congresso 2025
Il dottor Paolo Ciliberti ha illustrato le principali tecniche diagnostiche nelle cardiopatie congenite, focalizzandosi su risonanza magnetica (RM), cateterismo cardiaco, tomografia computerizzata (TC) ed ecocardiografia. La RM è il gold standard per l’assessment funzionale e dei flussi, riducendo l’esposizione alle radiazioni, sebbene con tempi lunghi. La TC, rapida e ad alta risoluzione spaziale, è cruciale per lo studio di coronarie e vie aeree. L’ecocardiografia è preferita nei neonati. Dopo gli 8 anni, la RM diventa la tecnica diagnostica principale, mentre la TC è riservata per specifiche informazioni anatomiche dettagliate. Il cateterismo cardiaco è dedicato ai casi in cui è richiesta una procedura interventistica.
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| Tag | anatomia, cardiopediatria, catetere, congenita, eco, follow-up, funzione, radiazione, rmn, tc |
Le cardiopatie congenite (CHD) richiedono un approccio diagnostico multimodale in cui risonanza magnetica (RM) e tomografia computerizzata (TAC) giocano ruoli complementari. La presentazione illustra le principali tecniche diagnostiche, il ruolo della RM e le indicazioni alla TAC nei pazienti con CHD, dal neonato all’adulto.
Le metodiche disponibili sono quattro: RM (informazioni funzionali e anatomiche, non invasiva, ma lenta – circa un’ora – e con lunghi tempi di post-processing), cateterismo cardiaco (opportunità di intervento contestuale, ma invasivo e con radiazioni), TAC (esame rapidissimo, quasi mai richiede anestesia generale, poche informazioni funzionali, radiazioni ionizzanti), ecocardiografia (non invasiva, ubiquitaria, ma finestra acustica spesso scarsa nell’adulto). Nel neonato l’eco è la metodica principale; la TAC viene richiesta per dubbi anatomici (anomalie coronariche, rapporti vasi-vie aeree, ritorni venosi anomali polmonari misti); la RM è rarissima e richiede anestesia generale. A partire dai 7-8 anni, il paziente può eseguire la RM senza anestesia e la finestra acustica peggiora: la RM diventa il gold standard, la TAC rimane per lo studio del lume coronarico, l’eco funge da “fonendoscopio” per il follow-up, il cateterismo diagnostico puro diventa eccezionale.
La RM risponde a tre domande: 1) immagini a buona risoluzione spaziale dell’anatomia; 2) dati affidabili sulla funzione ventricolare (volumi, frazione d’eiezione, stroke volume) senza assunzioni geometriche, applicabile a qualsiasi morfologia ventricolare (destro, sinistro, ventricolo unico); 3) assessment dei flussi (portata cardiaca, Qp/Qs, frazioni di rigurgito) con accuratezza tale da rappresentare il gold standard in vivo per le portate cardiache. Nelle CHD, a differenza dell’adulto, la RM è quasi sempre un assessment funzionale (shunt intracardiaci, dimensioni e funzione ventricolare, rigurgiti). L’esperienza del Bambino Gesù (oltre 10.000 RM in 15 anni) mostra che le indicazioni principali sono: studio del ventricolo destro esposto a insufficienza polmonare severa (tipicamente Fallot riparato), studio dell’aorta, circolazione di Fontan, cardiomiopatie pediatriche, valvulopatie aortiche.
1) Ragazzo di 17 anni con ventricolo destro dilatato, inizialmente sospettato di cardiomiopatia aritmogena: la misurazione dei flussi in aorta (80 ml) e polmonare (180 ml) svela uno shunt sinistro-destro (Qp/Qs >2:1) dovuto a difetto del seno venoso con ritorno venoso anomalo polmonare parziale, una diagnosi persa all’eco. 2) Coartazione aortica: la RM guida la scelta tra trattamento percutaneo o chirurgico in base al rapporto con i vasi epiaortici. 3) Studio della funzione ventricolare nei cuori univentricolari (Fontan): la RM calcola la portata cardiaca a prescindere dalla geometria ventricolare, affettando il ventricolo e contornandone l’area. 4) Fallot riparato: il timing della sostituzione valvolare polmonare è guidato dalla volumetria ventricolare destra RM, poiché i sintomi sono quasi sempre assenti. 5) Cateterismo diagnostico in RM: combinando pressioni da cateterismo e portate da RM, o eseguendo l’intero cateterismo in ambiente RM con cateteri compatibili, si elimina l’esposizione a radiazioni ionizzanti.
La TAC è gold standard per lo studio delle arterie coronarie (es. origine anomala, Kawasaki con aneurismi e stenosi), per l’assessment del lume coronarico e per la valutazione dei rapporti tra vasi e vie aeree (es. doppio arco aortico). Un caso peculiare: neonato con origine di entrambe le coronarie dall’arteria polmonare (TK, Total Coronary Artery Origin from PA). La TAC è altresì preziosa nella valutazione preoperatoria di cardiopatie complesse come il ritorno venoso anomalo polmonare totale misto.
Sotto gli 8 anni, per dubbi anatomici si richiede TAC; per assessment funzionale RM in anestesia. Sopra gli 8 anni, si preferisce la RM, a meno che non serva studiare il lume coronarico o la trachea, o vi siano controindicazioni (device). La RM gioca oggi un ruolo chiave, è la principale tecnica diagnostica nei GUCH/ACHD, ha drammaticamente ridotto l’uso di tecniche invasive e radiazioni, e fornisce simultaneamente informazioni anatomiche e funzionali affidabili. La TAC rimane il gold standard per coronarie, vie aeree e dettagli anatomici a ogni età.
Congenital heart disease (CHD) requires a multimodality diagnostic approach in which magnetic resonance imaging (MRI) and computed tomography (CT) play complementary roles. The presentation illustrates the main diagnostic techniques, the role of MRI, and the indications for CT in CHD patients, from neonates to adults.
Four modalities are available: MRI (functional and anatomical information, non-invasive, but slow – about one hour – and with long post-processing times), cardiac catheterisation (opportunity for simultaneous intervention, but invasive and with ionising radiation), CT (very fast examination, almost never requires general anaesthesia, provides little functional information, ionising radiation), echocardiography (non-invasive, ubiquitous, but often poor acoustic window in adults). In neonates, echo is the mainstay; CT is requested for anatomical doubts (coronary anomalies, vessel-airway relationships, mixed total anomalous pulmonary venous return); MRI is very rarely used and requires general anaesthesia. From 7–8 years of age, the patient can undergo MRI without anaesthesia, the acoustic window worsens: MRI becomes the gold standard, CT remains for coronary lumen assessment, echo serves as a “stethoscope” for follow-up, and purely diagnostic catheterisation becomes exceptional.
MRI answers three questions: 1) good spatial resolution anatomical images; 2) reliable data on ventricular function (volumes, ejection fraction, stroke volume) without geometric assumptions, applicable to any ventricular morphology (right, left, single ventricle); 3) flow assessment (cardiac output, Qp/Qs, regurgitant fractions) with accuracy such that it represents the in vivo gold standard for cardiac output. In CHD, unlike adult cardiology, MRI is almost always a functional assessment (intracardiac shunts, ventricular size and function, regurgitation). The Bambino Gesù experience (over 10,000 MRIs in 15 years) shows that the main indications are: study of the right ventricle exposed to severe pulmonary regurgitation (typically repaired Tetralogy of Fallot), aortic study, Fontan circulation, paediatric cardiomyopathies, aortic valve disease.
1) A 17-year-old boy with a dilated right ventricle, initially suspected of arrhythmogenic cardiomyopathy: flow measurement in the aorta (80 ml) and pulmonary artery (180 ml) reveals a left-to-right shunt (Qp/Qs >2:1) due to sinus venosus defect with partial anomalous pulmonary venous return, a diagnosis missed on echo. 2) Aortic coarctation: MRI guides the choice between percutaneous or surgical treatment based on the relationship with the epiaortic vessels. 3) Study of ventricular function in single-ventricle hearts (Fontan): MRI calculates cardiac output regardless of ventricular geometry, by slicing the ventricle and contouring its area. 4) Repaired Fallot: the timing of pulmonary valve replacement is guided by RV volumetric MRI, since symptoms are almost always absent. 5) Diagnostic catheterisation in MRI: combining catheter pressures with MRI flows, or performing the entire catheterisation in the MR environment with compatible catheters, eliminates ionising radiation exposure.
CT is the gold standard for the study of coronary arteries (e.g., anomalous origin, Kawasaki disease with aneurysms and stenoses), for coronary lumen assessment, and for evaluating vessel-airway relationships (e.g., double aortic arch). A peculiar case: neonate with origin of both coronary arteries from the pulmonary artery (TK, Total Coronary Artery Origin from PA). CT is also valuable in the preoperative assessment of complex CHD such as mixed total anomalous pulmonary venous return.
Under 8 years, for anatomical doubts request CT; for functional assessment MRI under anaesthesia. Over 8 years, MRI is preferred, unless the coronary lumen or trachea needs to be studied, or there are contraindications (device). MRI today plays a key role, is the main diagnostic technique in GUCH/ACHD, has dramatically reduced the use of invasive techniques and radiation, and simultaneously provides reliable anatomical and functional information. CT remains the gold standard for coronaries, airways, and anatomical details at any age.
Il dottor Ciliberti, esperto di risonanza magnetica e multi-imaging dell’Ospedale Bambino Gesù, ci guiderà a comprendere l’importanza della risonanza e della TAC in questi pazienti.
Ringrazio Daniela e il dottor Mantero per l’invito. Ho preparato una relazione per un pubblico non specializzato in cardiopatia congenita, quindi chiedo scusa ai colleghi esperti se vedranno meno casi drammatici rispetto a quelli mostrati finora.
Nei prossimi 20 minuti risponderemo a tre domande: quali sono le principali tecniche diagnostiche nelle cardiopatie congenite, qual è il ruolo della risonanza e quando è utile richiedere una TAC cardiaca.
Le tecniche diagnostiche sono quattro. La risonanza offre informazioni funzionali e anatomiche non invasive, ma richiede tempi di scansione lunghi (circa un’ora) e lunghi tempi di refertazione.
Il cateterismo cardiaco offre la possibilità di procedure interventistiche simultanee, ma è invasivo e comporta radiazioni ionizzanti.
La TAC è veloce (come una Porsche rispetto alla lenta risonanza), non richiede anestesia generale, ma espone a radiazioni e fornisce poche informazioni funzionali.
Si possono ottenere più informazioni funzionali irradiando per tutto il ciclo cardiaco, ma a costo di maggiore esposizione. L’ecografia è non invasiva e ovunque disponibile, ma nell’adulto la finestra acustica è scarsa.
Nei neonati l’ecografia è predominante e mostra quasi tutto. Per dubbi anatomici (anomalie coronariche, rapporti vascolari con trachea e bronchi) si richiede la TAC. La risonanza si usa raramente perché richiede anestesia generale. Il cateterismo solo se necessario per interventi.
Anomalie difficili come i ritorni venosi anomali polmonari misti possono richiedere la TAC. La risonanza è riservata a valutazioni funzionali in pazienti particolarmente complessi.
Fino a 7-8 anni le indicazioni rimangono simili. A 8 anni il paziente può fare risonanza senza anestesia, la finestra ecografica peggiora, quindi la risonanza diventa il gold standard. La TAC rimane per valutazioni anatomiche.
La TAC continua per valutazioni anatomiche dove la risonanza è insufficiente, come lo studio del lume coronarico distale. L’ecografia diventa uno strumento di follow-up, il cateterismo solo per interventi.
Diapositive di circa 20 anni fa mostrano il passaggio: al Great Ormond Street i cateterismi sono diminuiti mentre risonanze e TAC sono aumentate.
All’Evelina Hospital, in sei anni, i cateterismi diagnostici sono stati 50 mentre le risonanze 846. Oggi un cateterismo puramente diagnostico è eccezionale; TAC e risonanza hanno soppiantato il cateterismo per la diagnosi.
Il ruolo della risonanza è determinato dalla variabilità anatomica e funzionale delle cardiopatie congenite. A differenza della cardiologia dell’adulto, qui la variabilità è altissima.
Con la risonanza chiediamo tre cose: immagini ad alta risoluzione spaziale del cuore (es. coartazione), dati affidabili sulla funzione ventricolare (senza assunzioni geometriche) e assessment dei flussi.
La prima: immagini ad alta risoluzione. La seconda: dati sulla funzione ventricolare, per qualsiasi tipo di ventricolo (destro, sinistro, unico).
La risonanza affetta il ventricolo in fette, calcola volumi diastolici e sistolici e la frazione di eiezione, grazie al programma di post-processing.
La terza cosa, forse la più importante: l’assessment dei flussi. Ovunque ci sia un flusso laminare, la risonanza può quantificare il sangue in avanti e indietro, calcolando la frazione di rigurgito.
Questa metodica è usata anche per quantificare il gas nei gasdotti. Per le portate cardiache, la risonanza è il gold standard in vivo.
Nell’adulto la risonanza è usata per caratterizzazione tessutale e ricerca di ischemia. Nelle cardiopatie congenite l’uso è invertito.
Nelle cardiopatie congenite, la risonanza è quasi sempre un assessment funzionale (quanto sangue, volume ventricolare, rigurgito). Può essere anche anatomico, ma raramente.
Più raramente è un esame di caratterizzazione tessutale (cicatrici post-chirurgiche, cardiomiopatie) e quasi mai un test di ischemia inducibile. I numeri sono più importanti delle immagini.
All’Ospedale Bambino Gesù, in oltre 15 anni e 10.000 risonanze, la maggior parte sono studi del ventricolo destro esposto a insufficienza polmonare severa (tetralogia di Fallot riparata), poi arco aortico, Fontan, cardiomiopatie pediatriche.
Altri studi: valvulopatie (valvola aortica) e un calderone di vari casi. Le principali indicazioni alla risonanza sono: assessment degli shunt intracardiaci, ventricolo destro, arco aortico, post-operatorio delle trasposizioni, circolazione di Fontan e assessment complessi.
Studio post-operatorio delle trasposizioni: ormai rari gli switch atriali, più frequenti gli switch arteriosi. Poi studio di Fontan e assessment complessi.
Primo caso: ragazzo di 17 anni, giocatore di basket, risonanze in due policlinici con diagnosi di cardiopatia aritmogena per ventricolo destro dilatato.
Viene fermato dallo sport. Mostro questo caso per far vedere come uno studio sistematico possa portare a diagnosi errate.
Bastava fare due flussi: 80 cc in aorta e 180 in polmonare, Qp/Qs >2. Quindi shunt.
Approfondendo, si è visto un difetto del seno venoso con ritorno venoso anomalo polmonare parziale. Nelle scuole di specialità si parla troppo di cardiomiopatia aritmogena e troppo poco di shunt del setto atriale.
La risonanza per lo studio dell’arco aortico: la coartazione può essere diagnosticata tardi. Lo studio serve per decidere se il paziente può essere trattato per via percutanea.
Altro caso: sito di stenosi all’emergenza della succlavia. Per non sacrificare la succlavia, il paziente è stato operato con ricostruzione dell’arco.
L’assessment della funzione è possibile indipendentemente dal tipo di ventricolo. Esempio: quattro diverse Fontan (atresia tricuspide, canale AV sbilanciato, atresia polmonare, cuore sinistro ipoplasico).
In tutti questi casi si possono contornare i volumi e calcolare la portata cardiaca con accuratezza.
In un ventricolo unico si fa un solo contorno, più veloce, ma si può comunque calcolare la portata.
Una diapositiva sul Fallot: studio del ventricolo destro esposto a insufficienza polmonare severa. Il Fallot viene corretto a 4-5 kg, sacrificando spesso la valvola polmonare.
Il bambino non riceve una valvola polmonare perché diventerebbe presto piccola. Il ventricolo sinistro si dilata per il sovraccarico di volume. Se non si interviene, la dilatazione diventa irreversibile e può portare a disfunzione.
Bisogna scegliere il timing giusto per la valvolizzazione: non troppo presto (dovrebbe essere cambiata dopo 3 anni) e non troppo tardi (perdita del ventricolo).
La scelta del timing è guidata dalla risonanza, con criteri di volumetria ventricolare destra. I pazienti vengono sottoposti ciclicamente a risonanza (ogni 1-3 anni).
Essendo il Fallot una delle cardiopatie congenite più frequenti, questi pazienti costituiscono la gran parte delle risonanze cardiache.
Un’ultima diapositiva sulle cose complesse: dal 2004 si propone di combinare cateterismo per le pressioni e risonanza per le portate. Utile in casi complessi, come una paziente candidata a trapianto.
Unendo i dati si sono studiate le resistenze polmonari. Da qualche tempo si eseguono procedure di cateterismo diagnostico direttamente in risonanza, senza radiazioni.
Il paziente viene preparato nella stanza antistante, poi l’emodinamista entra in risonanza con cateteri compatibili. Anche in cardiopatie complesse (Fontan) si possono prendere pressioni senza radiazioni.
Si vedono le arterie polmonari e il catetere. Ormai tendiamo a fare tutti i cateterismi diagnostici in questa maniera.
Ultimi 5 minuti sulla TAC. Acquisizione rapida, risoluzione spaziale elevatissima, visualizzazione di tutto il torace, poche informazioni funzionali e esposizione a radiazioni.
Esempi: coronarie. Paziente con origine della coronaria sinistra da destra e decorso interarterioso. Paziente con sindrome di Kawasaki e aneurismi coronarici. La risonanza non è adeguata per il lume.
Caso raro: neonato con entrambe le coronarie dall’arteria polmonare (Total Coronary Artery Origin).
Studio del rapporto tra vasi e vie aeree: esempio di doppio arco aortico che comprime la trachea.
Caso neonatale tipico: ritorno venoso anomalo polmonare totale misto. Vena polmonare superiore destra in vena cava superiore, superiore sinistra in vena verticale, medie e inferiori in atrio destro.
Ricostruzione 3D mostra la vena verticale e le connessioni.
Diagnosi di ritorno venoso anomalo totale: shunt destro-sinistro esclusivo sulla fossa ovale. Se non tutte le vene vanno nello stesso posto, si richiede la TAC prima dell’operazione.
Flowchart: paziente 8 anni: sempre risonanza, tranne se device cardiaco o necessità di studiare trachea o lume coronarico.
Per concludere, la risonanza oggigiorno gioca un ruolo chiave nelle cardiopatie congenite ed è probabilmente la tecnica diagnostica principale nei GUCC. Ci dà l’opportunità di avere informazioni affidabili sia anatomiche che funzionali. La risonanza ha drammaticamente ridotto l’uso delle tecniche invasive e delle radiazioni ionizzanti. La TAC è il gold standard per lo studio delle vie aeree, delle coronarie e per informazioni anatomiche dettagliate a qualunque età. Grazie mille.
Dr. Ciliberti, an expert in MRI and multi-imaging at Bambino Gesù Hospital, will guide us to understand the importance of MRI and CT in these patients.
I thank Daniela and Dr. Mantero for the kind invitation. I have prepared a talk for an audience not specialized in congenital heart disease, so I apologize to the expert colleagues who may see fewer dramatic cases than those shown so far.
In the next 20 minutes we will answer three questions: what are the main diagnostic techniques in congenital heart disease, what is the role of MRI, and when is a cardiac CT useful.
There are four diagnostic techniques. MRI provides functional and anatomical information non-invasively, but requires long scan times (about one hour) and long reporting times.
Cardiac catheterization offers the opportunity for simultaneous interventional procedures, but is invasive and involves ionizing radiation.
CT is fast (like a Porsche compared to slow MRI), rarely requires general anesthesia, but exposes to radiation and provides little functional information.
More functional information can be obtained by irradiating throughout the cardiac cycle, but at the cost of higher exposure. Echocardiography is non-invasive and widely available, but in adults the acoustic window is poor.
In neonates, echocardiography is predominant and shows almost everything. For anatomical doubts (coronary anomalies, vascular relationships with trachea and bronchi) CT is requested. MRI is rarely used because it requires general anesthesia. Catheterization is done only if intervention is needed.
Difficult anomalies such as mixed total anomalous pulmonary venous return may require CT. MRI is reserved for functional assessments in particularly complex patients.
The indications remain similar up to 7-8 years. At 8 years the patient can undergo MRI without anesthesia, the echocardiographic window worsens, so MRI becomes the gold standard. CT remains for anatomical assessments.
CT continues for anatomical assessments where MRI is insufficient, such as evaluation of the distal coronary lumen. Echocardiography becomes a follow-up tool, catheterization only for interventions.
Slides from about 20 years ago show the shift: at Great Ormond Street, catheterizations decreased while MRI and CT increased.
At Evelina Hospital, in six years, diagnostic catheterizations were 50 while MRI scans were 846. Today a purely diagnostic catheterization is exceptional; CT and MRI have replaced catheterization for diagnosis.
The role of MRI is determined by the high anatomical and functional variability of congenital heart disease. Unlike adult cardiology, variability here is extremely high.
With MRI we ask for three things: images with good spatial resolution of the heart (e.g., coarctation), reliable data on ventricular function (without geometric assumptions), and flow assessment.
First: high-resolution images. Second: data on ventricular function, for any type of ventricle (right, left, single).
MRI slices the ventricle, calculates end-diastolic and end-systolic volumes and ejection fraction using post-processing software.
The third, perhaps most important: flow assessment. Wherever there is laminar flow, MRI can quantify forward and backward blood, calculating the regurgitant fraction.
This method is also used to quantify gas in pipelines. For cardiac output, MRI is the gold standard in vivo.
In adults, MRI is used for tissue characterization and ischemia detection. In congenital heart disease, the use is reversed.
In congenital heart disease, MRI is almost always a functional assessment (how much blood, ventricular volume, regurgitation). It can also be anatomical, but rarely.
It is less often used for tissue characterization (post-surgical scars, cardiomyopathies) and almost never for inducible ischemia. Numbers are more important than images.
At Bambino Gesù Hospital, in over 15 years and 10,000 MRIs, the majority are studies of the right ventricle exposed to severe pulmonary insufficiency (repaired tetralogy of Fallot), followed by aortic arch, Fontan, and pediatric cardiomyopathies.
Other studies: valvulopathies (aortic valve) and a mix of various cases. The main indications for MRI are: assessment of intracardiac shunts, right ventricle, aortic arch, post-operative evaluation of transpositions, Fontan circulation, and complex functional assessments.
Post-operative study of transpositions: atrial switches are now rare, arterial switches more common. Then Fontan study and complex assessments.
First case: 17-year-old basketball player, MRIs at two university hospitals with diagnosis of arrhythmogenic cardiomyopathy due to dilated right ventricle.
He was stopped from sports. I show this case to illustrate how a systematic study can lead to misdiagnosis.
Simply doing two flows: 80 cc in aorta and 180 in pulmonary, Qp/Qs >2. Therefore a shunt.
Further investigation revealed a sinus venosus defect with partial anomalous pulmonary venous return. In our specialty schools we talk too much about arrhythmogenic cardiomyopathy and too little about atrial septal shunts.
MRI for aortic arch study: coarctation can be diagnosed late. The study helps decide if the patient can undergo percutaneous treatment.
Another case: stenosis site exactly at the emergence of the subclavian artery. To avoid sacrificing the subclavian, the patient was operated with arch reconstruction.
Functional assessment is possible regardless of ventricle type. Example: four different Fontans (tricuspid atresia, unbalanced AV canal, pulmonary atresia, hypoplastic left heart).
In all these cases, volumes can be contoured and cardiac output accurately calculated.
In a single ventricle, only one contour is needed, faster, but cardiac output can still be calculated.
A slide on Fallot: study of the right ventricle exposed to severe pulmonary insufficiency. Fallot is corrected at 4-5 kg, often sacrificing the pulmonary valve.
The child does not receive a pulmonary valve because it would soon become small. The right ventricle dilates due to volume overload. If untreated, dilation becomes irreversible and can lead to dysfunction.
The right timing for valve replacement must be chosen: not too early (would need replacement after 3 years) and not too late (loss of ventricle).
Timing is guided by MRI, with right ventricular volumetric criteria. Patients undergo cyclic MRI (every 1-3 years).
Since Fallot is one of the most common congenital heart defects, these patients constitute the majority of cardiac MRIs.
A final slide on complex cases: since 2004, combining catheterization for pressures and MRI for flows has been proposed. Useful in complex cases, such as a patient being evaluated for transplant.
Combining data allowed the study of pulmonary resistances. For some time now, we perform diagnostic catheterization procedures directly inside the MRI scanner, completely radiation-free.
The patient is prepared in the anteroom, then the hemodynamicist enters the MRI with compatible catheters. Even in complex heart disease (Fontan) pressures can be obtained without radiation.
The pulmonary arteries and catheter are visible. We now tend to perform all diagnostic catheterizations in this manner.
Last 5 minutes on CT. Very fast acquisition, very high spatial resolution, visualization of the entire thorax, few functional information, and radiation exposure.
Examples: coronaries. Patient with left coronary artery origin from the right and interarterial course. Patient with Kawasaki syndrome and coronary aneurysms. MRI is not adequate for lumen assessment.
Rare case: neonate with both coronaries arising from the pulmonary artery (Total Coronary Artery Origin).
Study of the relationship between vessels and airways: example of double aortic arch compressing the trachea.
Typical neonatal case: mixed total anomalous pulmonary venous return. Right superior pulmonary vein to superior vena cava, left superior to vertical vein, middle and lower veins to right atrium.
3D reconstruction shows the vertical vein and connections.
Diagnosis of total anomalous pulmonary venous return: exclusive right-to-left shunt across the foramen ovale. If not all veins go to the same place, CT is requested before surgery.
Flowchart: patient 8 years: always MRI, unless there is a cardiac device or need to study the trachea or coronary lumen.
In conclusion, MRI today plays a key role in congenital heart disease and is probably the main diagnostic technique in GUCC. It provides reliable anatomical and functional information simultaneously. MRI has dramatically reduced the use of invasive techniques and ionizing radiation. CT is the gold standard for studying airways, coronaries, and detailed anatomy at any age. Thank you very much.



